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Caso Genovese: una doppia violenza per la vittima

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25 novembre 20203 min di lettura

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Caso Genovese: una doppia violenza per la vittima

Oggi 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, si parla di tutela, di aiuto, di diritti, di contrasto del femminicidio e dello stupro. Eppure davanti ad un caso così ripugnante come quello di Alberto Genovese, ciò che sta avvenendo nei confronti della povera ragazza, vittima di stupro e tortura, è tutt’altro che tutela e aiuto.

La notte del 10 ottobre, Alberto Genovese, famoso imprenditore, durante uno dei tanti festini organizzati nel suo attico sul duomo di Milano, ha prima drogato e poi stuprato e torturato, fino al mattino dopo, una giovane modella di 18 anni.

Riguardo l’accaduto, i media non hanno reagito con gli stessi messaggi di salvaguardia nei confronti delle donne, che stanno condividendo oggi. Al contrario, sono moltissime le persone che hanno accusato la giovane vittima di essere colpevole, colpevole di essere andata consapevolmente a quella festa , di mostrarsi troppo svestita sui social o di assumere atteggiamenti troppo provocanti. Questo fenomeno è chiamato “rivittimizzazione” o ”vittimizzazione secondaria” ovverosia un’ulteriore sofferenza, soprattutto psicologica, inflitta a chi ha già sofferto per quella diretta. In questo caso la vittima del reato si ritrova attaccata e giudicata dai media o dagli stessi inquirenti, e si trova costretta non solo a gestire il trauma fisico e psicologico, ma anche a doversi giustificare e dare spiegazioni.

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Vittorio Feltri, noto giornalista, ieri ha addirittura definito la ragazza “ingenua” aggiungendo che i cocainomani vanno evitati. Alla vigilia del 25 novembre, questa non è altro che un’ ulteriore violenza sulle donne, un atto misogino che uccide la vittima doppiamente.

«Io non ho mai fatto male a nessuno, non riesco a capire perché non è stato dato nessun valore alla mia vita, ho visto la morte in faccia e non riesco a spiegarmi il perché di questa crudeltà». Sono le parole riferite dall’avvocato della povera ragazza, vittima di Genovese. La giovane racconta di aver vissuto un incubo, di aver avuto paura di morire, di aver rischiato di morire e che oggi combatte per cancellare quei frammenti terribili di ricordi dalla sua testa.

Oggi 25 novembre più che mai, ma ogni giorno, bisognerebbe comprendere che lo stupro è stupro e basta. La violenza non ha giustificazione, non ha attenuante che tenga e soprattutto ha un solo colpevole: lo stupratore. È così che forse le vittime potrebbero finalmente avere supporto e tutela, invece di essere uccise doppiamente e ingiustamente.

di Benedetta Calise

Tags
  • #25 novembre
  • #attualità
  • #Genovese
  • #tutela
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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