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"Come figli miei", quando la scuola può salvarti

Redazione Informare
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30 ottobre 20185 min di lettura

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"Come figli miei", quando la scuola può salvarti

Chi vive in luoghi di violenza e degrado sembra avere una vita predestinata.  Così è soprattutto per chi nasce e vive nel Parco Verde di Caivano, un rione che sorge in provincia di Napoli, oramai famoso per essere il luogo di spaccio più importante della Campania, per  fatti di cronaca nera e come un luogo dove la criminalità è talmente radicata da confondersi con la normalità.

Per questo, in  un contesto che abitua solo agli abusi, all’illegalità e al guadagno esclusivamente tramite spaccio, droga o malavita  il resto della realtà è oscurato,  sembra non esistere.                  Più di tutti, a pagare per tutto questo sono i giovani. Per loro sperare di salvarsi e andare lontano è un’utopia, perché alla fine è molto più semplice cedere e lasciarsi coinvolgere. Lo Stato, che dovrebbe quanto più possibile presidiare questi luoghi, invece è completamente assente e resta a guardare mentre gli indici di dispersione scolastica aumentano sempre più.

Il reportage di Rai 3 sull’Istituto Morano del Parco Verde 

Però, in un contesto lasciato a se stesso, c’è anche l’altra faccia della medaglia, chi lotta per dare un futuro a questi giovani, per spianargli una strada che coincida con la legalità. Questa battaglia è portata avanti da Eugenia Carfora, Preside dell’Istituto Morano situato nel Rione. La storia di questa scuola, un istituto superiore con indirizzi professionali e i racconti della Preside sono stati protagonisti della prima puntata del programma “I dieci comandamenti” del giornalista Domenico Iannacone, intitolata “Come figli miei” e andata in onda sabato 27 ottobre su Rai 3.

Con 1.068.000 telespettatori,  il programma, che è stato il terzo più visto della serata e ha descritto la vita dei giovani del Parco e ha raccontato di una scuola che con la sua Preside e i suoi insegnati cerca a tutti i costi di andare a prendere i ragazzi per strada, nelle case e di occupare il più possibile il loro tempo per  sottrarli alle negatività che li aspettano al di fuori.

Il lavoro della Preside è partito dalla base. Dalla messa in regola, ristrutturazione e trasformazione della struttura della scuola che rispetto a come si presentava agli inizi oggi possiede materiale didattico, strumenti innovativi e tecnologici. Eugenia Carfora è una Preside molto presente, rigida, conosce tutti i ragazzi iscritti a scuola, li va  a prendere all’entrata e quando assenti contatta le famiglie e se necessario si presente nelle loro case. Per questo può essere invisa, impopolare, in passato è stata anche non appoggiata dai docenti, ma è grazie a lei se i ragazzi riescono a guardare oltre la vita del Parco e a conoscere una realtà migliore. “La dispersione scolastica è il dolore che si porta dietro un preside, perché chi non ha i ragazzi a scuola non può dire faccio il preside. Chi perde i propri ragazzi non ha una scuola”, ha raccontato.

Addirittura ha previsto una Costituzione per la scuola, un insieme di 14 regole, come “Non offendere il compagno o il docente”, dove chi non le rispetta viene punito, perché la scuola deve innanzitutto insegnare  a stare alle regole, la legalità.

Protagonisti dei racconti di Iannacone sono stati anche i ragazzi stessi, che hanno descritto la loro vita, i loro problemi familiari e il fatto che vivono in un luogo dove il male quasi offusca il bene. “Qui il confine tra il bene e il male è quasi come una strada – spiega Giovanni – e a prendere la strada brutta, quella sbagliata, non ci vuole niente”

Concetta invece, ha alle spalle una storia famigliare difficilissima, che fa fatica a raccontare. Ha assistito ai maltrattamenti del padre nei confronti della madre, ma sul suo futuro ha le idee chiare. Lotta per salvarsi, per emergere e ha un sogno nel cassetto che sta già cominciando a coltivare frequentando il corso di Meccanica, Meccatronica ed Energia presso l’Istituto Morano. “Voglio fare l’ingegnere e voglio avere la possibilità di stare a contatto con i ragazzi, voglio fare la professoressa proprio perché voglio aiutare le persone che si chiudono a “riccio”. Perché le persone che hanno sofferto capiscono chi sta soffrendo…”

“Come figli miei” è un titolo che rappresenta appieno anche il lavoro svolto dai docenti in questa scuola. Ovviamente si tratta di una scuola diversa, dove le priorità sono quelle di sostenere il ragazzo e accompagnarlo in un percorso di vita più che di didattica, proprio come farebbe una madre o un padre con il proprio figlio.  “Quando tu vieni a lavorare in un posto del genere ai soldi non ci devi proprio pensare, il mio sforzo deve essere ricompensato da quel ragazzo che finalmente alla lavagna, dopo 6 anni riesce a mettere due cose insieme.” ha spiegato Loredana Scolarici, insegnante di matematica presso l’Istituto. Toccante è stato soprattutto il suo legame con Davide, un ragazzo che aveva seguito e cresciuto per 6 anni, che abbraccia e saluta dopo l’esame di maturità dicendogli in lacrime: “Mi devi fare una promessa, ora che hai finito l’esame te ne devi andare via di qua, se ti vedo dentro quel parco giuro che faccio la pazza. Vai via da Caivano qua non c’è niente, ma ricordati di passare a salutarmi quando tornerai.”

“Come figli miei” è stato un reportage a tratti agghiacciante ma che con immagini e testimonianze ha descritto una triste verità. E’ stato il racconto di una realtà che non può più essere lasciata a se stessa e di una scuola che con i suoi docenti prima di tutto insegna qual è la vita vera, la strada da intraprendere e che va letteralmente a sottrarre i ragazzi dalla strada per evitare di darli in pasto alla malavita. In tutti i contesti come il Parco Verde la scuola non dovrebbe fare altro che questo.

Trasformare i sudditi in cittadini è un miracolo che solo la scuola può compiere

Piero Calamandrei

 

di  Mara Parretta

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