
Nell’Istituto Comprensivo del Parco Verde a Caivano – intitolato al commediografo dell’800 “Raffaele Viviani”- i ragazzi hanno incontrato lo scrittore ed attore casertano Tony Laudadio, per discutere insieme di “Teatro Fuorilegge”, una raccolta di testi teatrali pubblicata nel 2009 da Edizioni Spartaco. Grazie a un’iniziativa promossa dall’Associazione Incontri Letterari e l’amministrazione comunale, nel contesto del Maggio dei Libri, sono stati donati vari testi alle scuole e organizzati degli incontri con gli autori, con l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alla lettura. L’incontro con Laudadio è stato il punto di partenza di questo ciclo di presentazioni, che apre la discussione con le classi medie sull’importanza di sfidare i propri limiti.
Le passioni – tra cui il teatro e la lettura – diventano quindi delle chiavi di accesso per scoprire il mondo: «i libri sono come delle scatole: possono avere un involucro diverso, ma dentro troverete sempre qualcosa di bello. In questo libero viene indagato il tema della gabbia: spesso la gabbia è una costrizione mentale, come pensare di non poter fare delle cose a causa del posto in cui sei cresciuto.»
Gli interventi di Antonio Pedata, Presidente dell’Associazione Incontri Letterari, e Alfredo Giraldi, attore e pedagogo teatrale, si inseriscono sul tema della gabbia per parlare proprio di Caivano, un esempio perfetto di periferia come limite mentale, oltre che fisico. «All’inizio, molto prima che le case venissero dipinte, il nome “Parco Verde” era un auspicio: era riferito alle aiuole che sorgevano tra i fabbricati e riguardava il far nascere qualcosa di bello» racconta Giraldi, che con i ragazzi instaura da subito un rapporto da pari, cercando di scalfire la maschera da “ganzo” che molti tra loro tentano di indossare.
Dopo l’incontro, ho parlato con Tony Laudadio del rischio dell’emulazione di testi che parlano di criminalità, una problematica che è diventata più rilevante dopo l’uscita di Gomorra la serie.
«In uno dei testi di “Teatro Fuorilegge” propongo un rovesciamento tra Stato/camorra, tanto che alla fine il camorrista potrebbe essere visto addirittura sotto una luce positiva. Il ruolo dello scrittore è mostrare ciò che accade senza imporre il proprio giudizio, ma è necessario offrire un’alternativa positiva alla collettività, cioè allargare la prospettiva della realtà senza limitarsi a ciò che c’è di negativo. Siamo sommersi dalla criminalità- non è un fenomeno recente- per cui bisogna utilizzare i mezzi che abbiamo per insegnare ai ragazzi lo scetticismo. Educandoli a distinguere il confine tra la rappresentazione e il reale, possiamo evitare che emulino ciò che vedono, anche online».
«Sono ottimista: credo che ci sarà sempre uno zoccolo duro di lettori e che dopo aver metabolizzato la novità di internet, piano piano recupereremo aspetti di natura più intima che adesso sembrano sbiaditi. Probabilmente ne usciremo cambiati, ma la natura più intima del corpo non è trasformabile: il bisogno di fruire della cultura in maniera collettiva, a contatto gli uni con gli altri, che è propria del teatro».
«È bello incontrare i ragazzi, perché ti mettono alla prova con la loro schiettezza, una qualità che viene persa nell’età adulta. In “Infanzia di un socialista” ho provato a ritornare con la mente a chi ero quando avevo la loro età, penso che da qui a vent’anni anche loro cercheranno di scoprire cosa provano adesso».
Quando uno dei ragazzi, uno dei pochi che riesce a vincere la timidezza, gli chiede se ha un consiglio per chi ha un sogno nel cassetto, Laudadio mi sorprende con la sua risposta:
«I sogni sono come un fuoco: puoi riscaldarti, fare luce oppure bruciarti. Consiglierei di seguire quel sogno, ma senza lasciare che le ambizioni offuschino chi sei. Conservare la tua umanità è più importante».
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