«C’è un tempo per ridere ed un tempo in cui ci si tende la mano» dice Fossati nel suo brano. Cʼè un tempo sognato ed è il tempo che viviamo quando i sognatori realizzano i propri desideri tessendoli di un indefinito fatto con fili di sogni. Sogni che sono ricchi di paure ma anche di felicità. Ed è quello che accade nella costruzione delle città con quegli uomini e donne che si ribellano alle mafie, non abbassano la testa ma vanno avanti con la schiena diritta. Alla giornata del don Diana Day, tappa del Festival dellʼImpegno Civile, è stata l’occasione per conoscere e premiare tante storie. Tra tutte vogliamo proporre due testimonianze di riscatto e di difesa della propria dignità.

Stanco delle continue richieste estorsive e minacce decide di denunciare tutto alla magistratura. Da allora vive sotto protezione ed ha dato vita ad una importante operazione di polizia chiamata “Tallone di Achille” con successive condanne per associazioni di tipo mafioso ed estorsivo di 48 componenti di famiglie mafiose. Ha deciso di continuare la sua attività rifiutando gli aiuti economici statali per i testimoni di giustizia. Le sue idee non le ha archiviate come sogni impossibili, non si è mai dato per vinto ed anche quando stava perdendo tutto, ha mantenuto dritto la barra della sua navigazione affrontando tempeste e rimanendo scoglio. «Bisogna essere credibili con i fatti non con le parole – afferma Gaetano – dobbiamo trasmettere positività tutti i giorni e la gente deve poter toccare con mano che, da quando si denuncia, la propria vita migliora». Spesso crediamo di non poter scegliere, siamo costretti a fare una determinata cosa perché non cʼè alternativa ma a riflettere bene la scelta c’è, la possibilità e lʼalternativa ci sono. Solo che spesso quella scelta, quella possibilità o alternativa non ci piacciono, costano sacrifici e rinunce ed allora si preferisce piangersi addosso piuttosto che fare. «Dobbiamo dare le coordinate da seguire ai giovani – conclude il coraggioso imprenditore che ha deciso di rimanere nella sua Terra – innanzitutto con il rispetto delle 3R: rispetto per sé stessi, rispetto per gli altri, responsabilità per tutte le azioni. In secondo luogo ricordarci che abbiamo la possibilità di scegliere di essere protagonista e non spettatore nell’immaginario della propria vita».

Gastronomo, sociologo, scrittore, attivista. Fondatore nel 1989 dellʼassociazione internazionale Slow Food, è sempre in prima linea nella difesa delle colture in via di estinzione e delle biodiversità. «I contadini dovrebbero essere riconosciuti come docenti e portatori di conoscenze» e con tale convinzione propone e sostiene una agricoltura compatibile; nel 2008 è inserito, quale unico italiano, dal quotidiano inglese The Guardian, tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta. Il suo è anche un lavoro interiore, alla continua ricerca delle forme di equilibrio tra la natura, la biodiversità, il ritmo del tempo e la salvaguardia delle tradizioni culinarie, attraverso un’economia sostenibile ed etica che generi conviviali incontri tra persone, rendendo questo mondo ancora appetibile nella sua bellezza. Afferma che «c’è un retroterra che approfitta dell’illegalità ed è costituito da persone che tutti riteniamo per bene, ma che fanno parte di un sistema economico che nessuno si permette di definire ingiusto benché sia funzionale al disastro in cui questo nostro paese ha condotto l’agricoltura italiana. È stata estinta con un genocidio culturale e perverso la civiltà contadina che teneva in piedi non solo la Campania Felix ma tutta l’Italia. Sul finire della seconda guerra mondiale, il 50% degli italiani erano contadini. Oggi, solo il 3% e tutti con più di sessant’anni. Allora cosa fare? Dovremmo pensare ad un mercato dei contadini, uno spazio dove i contadini hanno un loro banco e trattano direttamente i loro prezzi. Occorre dare l’opportunità ai contadini di vendere direttamente, in modo tale da accorciare la filiera. In questo modo i contadini parlano con i cittadini, attivano quel dialogo di cui tutti abbiamo bisogno senza arricchire quegli imprenditori intermedi che non hanno a cuore l’economia sostenibile. Non si torna alla terra pagando pochi centesimi per il lavoro dei contadini. Né possiamo dire di essere liberi se i tanti giovani di oggi nell’affacciarsi al mondo del lavoro non lo trovano né viene concesso loro di avvicinarsi alla terra». L’economia della sussistenza, come sostiene anche Papa Francesco, va rispettata, perché noi non siamo nati per produrre ricchezza ma per condividere la felicità.

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