
Quel giorno si riunivano ben otto paesi più una rappresentanza UE in un forum economico, tra questi anche l’Italia.
In seguito la storia ha dato ragione a coloro i quali testimoniavano contro gli uomini in divisa, esattamente ad aprile 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha evidenziato come durante l’operazione fossero avvenuti eventi contrari agli articoli 3, 6, 13 e 34 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, relativo alla tortura e alle condizioni e punizioni degradanti e inumane. Il 22 giugno 2017 la stessa Corte ha nuovamente condannato l’Italia per i fatti della scuola Diaz, riconoscendo che le leggi dello Stato risultano inadeguate a punire e a prevenire gli atti di tortura commessi dalle forze dell’ordine.
Uno dei momenti in cui la questione Genova ha avuto più rilevanza mediatica risale a luglio 2011, durante la nota trasmissione di Lucarelli “Blu Notte” dedicata al G8, in cui apparvero diverse testimonianze di persone presenti in caserma, da giornalisti ad attivisti. Una ragazza, tra le altre voci, ricordava gli slogan fascisti usati dai poliziotti durante le perquisizioni e le molestie sessuali avvenute a Bolzaneto.
Lucarelli andò in onda a 10 anni dal G8, nove anni dopo le istituzioni italiane sorprendono tutti con una scelta alquanto discutibile.


Il direttore generale di Amnesty Gianni Ruffini ha dichiarato che “desta sconcerto il fatto che funzionari di polizia condannati per violazioni dei diritti umani restino in servizio e, anzi, vengano promossi a ulteriori incarichi”.
In conclusione Ruffini afferma che “sono episodi come questo a minare il rapporto di fiducia tra cittadini e forze dell’ordine”.
In un momento di crisi come quello che sta attraversando il nostro paese, dove nelle piazze regnano rabbia sociale e poca fiducia nelle istituzioni, mosse come quella di promuovere gli agenti Troiani e Gava spingono indietro il paese di qualche decennio.
di Matteo Giacca
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