
A lungo purtroppo sottovalutato come una “ragazzata”, oggi il bullismo è considerato un serio problema sociale che coinvolge molti minori, le loro famiglie e gli educatori. Il Governo, gli Enti locali, la Polizia di Stato e numerose associazioni si sono mobilitate per fronteggiare efficacemente questa emergenza, che riguarda enti più giovani i, anche in seguito alla diffusione tra i bambini di strumenti come il tablet e lo smartphone.
Ma che cosa possono fare le vittime di minacce o diffamazione per difendersi dai bulli e assicurare loro la giusta punizione? Possiamo distinguere due strategie: preventiva (prima che si verifichino gli episodi) e reattiva (in risposta agli attacchi). La prevenzione coincide con l’educazione al rispetto reciproco, compito primario della scuola.
Per quanto riguarda la denuncia degli episodi di bullismo, è importante che le vittime ne parlino con i genitori e gli insegnanti, vincendo la vergogna o il senso di colpa che spesso viene alimentato dagli stessi bulli. A proposito della prevenzione del fenomeno del bullismo, in un documento prodotto dall’associazione Telefono azzurro, si legge:
“La strategia migliore per combattere il bullismo è la prevenzione, alla base della quale c’è la promozione di un clima culturale, sociale ed emotivo in grado di scoraggiare sul nascere i comportamenti di prevaricazione e prepotenza. La scuola è il primo luogo di relazioni sociali per i bambini e, in virtù del suo ruolo educativo, ha la responsabilità di farsi portavoce di alcuni valori che possono aiutare a prevenire il bullismo, come promuovere la conoscenza reciproca, favorire l’autostima dei ragazzi, insegnare ad affrontare i conflitti invece di negarli, spiegare l’importanza del rispetto delle regole” (https://azzurro.it/)
Tra le iniziative di prevenzione, ricordiamo la campagna europea “E-ABC” (Europe Anti-Bullying-Project) il cui sito contiene numerose informazioni per valutare il fenomeno e contrastarlo efficacemente. In particolare sul sito si legge:
“I ragazzi che assistano a tali fenomeni hanno un ruolo determinante, . Con il loro comportamento possono facilitare o inibire il bullismo. Le reazioni più comunemente osservate in chi assiste sono: ridere, sorridere, mostrarsi indifferenti, parlare ai compagni di classe e commentare quanto è accaduto sia positivamente sia negativamente guardare e non fare assolutamente nulla.
Queste specifiche reazioni rinforzano il comportamento del bullo: i compagni che ridono, sorridono o commentano l’incidente confermano al bullo che ha avuto successo nell’avere la loro attenzione. Di fronte a reazioni di indifferenza o di scarsa attenzione da parte degli osservatori aumenterà il comportamento aggressivo del bullo nei confronti della vittima per “conquistarli”.” (http://www.e-abc.eu//it//bullismo//ta-paidia-theates/).
Dall’altro lato, quindi, le reazioni degli osservatori influenzano significativamente la vittima. La risata, il sorriso, l’indifferenza e il non intervento rinforzano la solitudine della persona perseguitata, rinforzando il comportamento del bullo e il senso di colpa della vittima. Commentare l’accaduto, inoltre, aumenta e la vergogna e la solitudine della vittima.
di Palmina Falco
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