
Il cibo non riempie solo lo stomaco, ma nutre anche l’immaginario. Sappiamo ad esempio che in tutte le epoche della storia il cibo, le bevande e le abitudini alimentari hanno avuto la funzione di potenti indicatori di status sociale. In realtà, ancora oggi, è possibile distinguere un modo di rapportarsi al cibo “da poveri” e un altro da “ricchi”.
In generale, la nostra tavola è più “democratica” di quella del passato, in cui la distinzione di cibi dei ricchi (carni, spezie, frutta) e cibi dei poveri (polenta, focacce, erbe) era molto più netta ed evidente. Le nuove tecniche di allevamento di animali commestibili, il mercato globale e la grande distribuzione hanno reso alla portata di tutti alimenti e bevande che un tempo distinguevano l’élite dalla massa.
Mangiare insieme è in molte culture un modo per rinsaldare i rapporti interpersonali, celebrare un’occorrenza o sancire la fine di un conflitto. Se ci riflettiamo bene esso è sempre presente in tutte le occasioni importanti della vita: battesimi, matrimoni, feste di laurea, avanzamenti di carriera. Nel mondo occidentale invitare una persona a pranzo o a cena indica il desiderio di conoscerla meglio; “prendi qualcosa?” o “posso offrirti qualcosa?” sono tra le formule di cortesia più usate.
di Palmina Falco
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