
La premessa di questa analisi è una constatazione necessaria: il Litorale Domitio è stato il crocevia del business illecito dei rifiuti. Il clan dei Casalesi ha utilizzato il litorale per depredarlo dalla ricca sabbia dalla quale si produceva il cemento immesso nel movimento terra e nel cerchio magico dei consorzi creati dalle imprese del clan. Territori come Villa Literno e Castel Volturno hanno pagato un prezzo terribile a causa dell’interramento dei rifiuti tossici nelle tantissime aree verdi, oltre che la presenza degli imprenditori che hanno giocato un ruolo chiave nel business: i fratelli Roma, partiti proprio da Castel Volturno. Eppure, c’è chi dopo la sentenza CEDU continua a parlare di roghi tossici, alcune volte confondendoli persino con attività (sì illecite, ma di piccole dimensioni) portate avanti da chi continua ad affidarsi ai poveracci per eludere i costi di smaltimento. La verità è che il disastro che ha impattato maggiormente sul territorio è stato il tombamento dei rifiuti con il conseguente inquinamento delle falde acquifere, attraverso le quali le famiglie provvedevano al loro sostentamento, grazie all’utilizzo dei pozzi artesiani.
Sul Litorale Domitio si è consumato il dramma delle leucemie galoppanti in età infantile o le massicce deformazioni nelle specie animali. Sebbene la discarica Bortolotto (bonificata) e la So.Ge.Ri. (messa in sicurezza) abbiano visto l’intervento dello Stato, va sottolineata l’assenza ingiustificata di Castel Volturno dalla nuova perimetrazione fatta dalla Regione Campania e il conseguente mancato inserimento nel Piano regionale di bonifica. Sia nell’Anagrafe che nel Censimento dei Siti Potenzialmente Bonificati (ex SIN) riteniamo siano del tutto assenti ampie porzioni di terreni all’interno del comune di Castel Volturno che sono stati inevitabilmente interessati dal tombamento dei rifiuti. Com’è possibile che la Regione Campania non si sia mai attivata per chiedere un’attività di indagine specifica per i terreni attorno all’ex centro di trattamento rifiuti gestito dai fratelli Roma?
Per Castel Volturno, se le indagini sono state carenti, il monitoraggio lo è stato ancor di più. Un chiaro esempio sono i celebri “laghetti” di Castel Volturno, ovvero ben 27 cave di sabbia formatesi a seguito della depredazione della sabbia da parte del clan. Un’attività criminale che ha dato vita a laghetti sparsi sul territorio e che, salvo alcuni casi come gli straordinari Laghi Nabi, sono stati completamente abbandonati, senza controllo, vigilanza e attività di videosorveglianza. Pensiamo che, una volta depredata la sabbia, il clan abbia sversato rifiuti all’interno di alcuni laghi. Se l’attività di indagine sulle cave è stata svolta, è mancato il monitoraggio e la sorveglianza di siti potenzialmente ancora attrattivi.
D’altronde crea scandalo un’altra scelta che non ha preso la Regione, ovvero quella di separare il Litorale Domitio dal Litorale Flegreo, scegliendo un accorpamento che non ha giovato alla trattazione approfondita di ambedue i territori. Riguardo le indagini condotte dalla Regione dobbiamo specificare che i siti censiti rappresentano circa il 13% del totale: un ritardo che ha il sapore di omissione se pensiamo alla portata del danno criminale di cui hanno pagato le conseguenze i cittadini.

Insomma: la Corte di Strasburgo ha fotografato i ritardi, ma la realtà è che Terra dei Fuochi è stato un crimine così massiccio che difficilmente troverà una degna trattazione. Milioni di tonnellate di rifiuti tossici interrati hanno portato a delle storture evidenti sulla Salute pubblica, manifestatesi in tutta la loro aggressività nei vergognosi numeri sulle patologie tumorali nelle aree contaminate o potenzialmente contaminate. Ma la Terra dei Fuochi è un duplice omicidio, perché se le indagini sono state troppo parziali e le bonifiche sono in stato comatoso, la narrazione peggiore riguarda il Registro Tumori della Regione Campania. Lo scorso 31 Gennaio il governatore Vincenzo De Luca, nel corso della consueta diretta social, ha annunciato: «Per il Registro Tumori puntiamo ad avere dati in tempo reale». Una frase che nasconde una verità amara: la Regione Campania non ha ancora pubblicato il Registro Tumori. Senza la pubblicazione del registro la Regione ha bloccato la diffusione di conoscenza dell’andamento delle patologie oncologiche in relazione ai dati demografici, anagrafici e temporali. Le “Stime Campania 2022” in Fig.1 sono mortificanti per quanto sintetiche e scarne di qualsiasi ulteriore approfondimento. Per avere dati più dettagliati dobbiamo tornare indietro nel 2017, il che ci dà la misura della superficialità sulla trattazione specifica di Terra dei Fuochi. Qualcuno potrà dirci che siamo maliziosi e che, come spesso accade in Italia, i risultati non sono stati ottenuti a causa dei continui cambi al Governo della Regione. Chi dice ciò macchia la sua intelligenza, dato che De Luca è Presidente della Regione da 10 anni e forse lo sarà per ulteriori 5.
E con queste analisi, il duplice omicidio della Terra dei Fuochi acquisisce le dimensioni di una strage. Ancora in corso, ancora gravata da una propaganda superficiale che preferisce far scorrere.