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Incitamento all'odio: riconoscerlo e contrastarlo

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23 marzo 20213 min di lettura

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Nella sua definizione generale, con l’espressione Incitamento all’odio (in inglese, Hate Speech) si intendono tutti i discorsi che stimolano ed incoraggiano alla discriminazione di una persona o di un gruppo, per motivi quali razza, genere e orientamento sessuale, religione e molto altro.  Tutti, spesso inconsapevolmente, lo pratichiamo: a volte per non curanza, disinformazione o perché magari ci troviamo di fronte ad una questione che ci coinvolge emotivamente. Per capire da cosa viene generato dobbiamo premettere che la mente umana tende perlopiù a voler avere sempre ragione. Questo meccanismo entra in atto soprattutto ogni qualvolta ci troviamo dinanzi ad una realtà diversa e lontana dalla nostra.
In queste situazioni sperimentiamo la così detta dissonanza cognitiva cioè proviamo fastidio, non accettando la circostanza che stiamo osservando. Quando però ci rendiamo conto che essa è realtà si crea un cortocircuito all’interno del nostro cervello ed iniziamo a dare opinioni su cose che non conosciamo. Le persone, stimolate da queste funzioni di base, di fatto producono stereotipi, pregiudizi e da questi anche atti discriminatori.
L’Hate Speech è così diffuso che per cercare di attenuarlo è nato un team di 180 attivisti istituito da Amnesty International (organizzazione internazionale che lotta contro le ingiustizie in difesa dei diritti umani nel mondo) il cui compito non è solo difendere chi viene attaccato, ma trasmettere speranza alla parte che osserva e rimane in silenzio; mobilitarsi quando vengono violati dei diritti umani, trasmettendo agli altri la forza e il coraggio di alzare la testa. Un pregiudizio molto diffuso è che il fenomeno dell’Hate Speech si sia evoluto e amplificato esclusivamente a causa del mondo online, in primis, i social network. In realtà, nel mondo reale, è una componente che è stata sempre presente perché insiti sono stati gli stereotipi e pregiudizi nella storia dell’umanità. La differenza consiste nel fatto che sul digitale è cambiata innanzitutto la velocità con cui circolano le informazioni e questo riduce la capacità di approfondire di tutti noi: leggiamo un titolo e ci siamo fatti un’idea che sosteniamo e replichiamo fino in fondo. Un altro punto è la percezione dell’anonimato: gli hater, protetti dall’armatura rappresentata dai cellulari, si sentono legittimati a esprimere qualsiasi considerazione impulsiva nel mondo online.

Difendersi è sicuramente molto difficile, in tal senso è importante tener conto in primis dello stress di chi legge che potrebbe rispondere a sua volta con odio a ciò che ha difronte: si tratta di una reazione naturale, quasi istintiva. Tra le azioni più utili al fine di eliminare l’Hate Speech vi è: l’essere assertivi, cioè proporre le proprie idee senza persuadere e volendo capire i motivi che spingono l’hater a dichiarare determinate cose; dialogare, per stimolare un dubbio sulla sua verità alternativa: non è detto che ciò che dice l’altro sia sbagliato; segnalare, laddove è troppo forte l’odio e il rancore mostrato da quella persona.

Di seguito un link di accesso diretto ad una breve guida pubblicata da Amnesty International che aiuterà ad approfondire questo tema più che mai attuale e ad agire in prima persona:

https://d21zrvtkxtd6ae.cloudfront.net/public/uploads/2021/02/Amnesty-Manuale-hate-speech-2020-con-logo-1.pdf

Di Falco Palmina

Tags
  • #dissonanza cognitiva
  • #hate speech
  • #odio
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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