
Edito da Falco “Operazione Oro Liquido”, il libro di Domenico Romeo. Criminologo e docente di Criminologia, nelle sue pagine ci trasporta in un incredibile e raggelante viaggio dentro le organizzazioni criminali e le cellule del terrorismo internazionale, descrivendo ogni aspetto peculiare, ogni singola strategia per conquistare mercati, territori, società, imponendo consenso e potere approfittando della pandemia.
Il libro è considerato una Bibbia del crimine in tempo di pandemia; quel crimine che non riposa e non va in quarantena. Questa sua ultima opera letteraria tratta diversi argomenti in maniera molto semplice, e addirittura ci porta a riflettere sulle percentuali della criminalità.
Senza spegnere i riflettori sulla violenza del genere femminile, che in questo tempo sospeso di pandemia sono rimaste con lo stesso aguzzino dentro casa. Vittime di violenze ma anche d’isolamento, dove molte di loro, hanno trovato la forza di denunciare il tutto attraverso un gesto.
Dopo aver capito che esiste, purtroppo, anche un altro mondo sulle organizzazioni criminali, che si sono mosse anche in tempo di pandemia, ecco che ho rivolto alcune domande a Domenico:
«Scrivere è sempre stata una passione personale ed “Operazione Oro Liquido” è il mio quinto libro, scritto in un momento davvero difficile della nostra società, ma anche supportato da un editore intraprendente e attento al sociale (Falco). Il libro è un viaggio all’interno delle organizzazioni criminali nel mondo e dentro le cellule del terrorismo internazionale, descrivendo come si sono mosse queste organizzazioni durante la pandemia. In particolare, mi sono soffermato sul modo in cui hanno conquistato mercato, territorio e consenso. L’istinto di scrivere, unito fra l’altro al mio ruolo di Criminologo nel sociale, si è anche coniugato al desiderio di dedicare qualcosa che sarebbe rimasta eterna a mio padre, deceduto per Covid-19 a maggio del 2020».
“Operazione Oro Liquido”, è un libro che rappresenta una Bibbia del crimine in tempo di pandemia, facendoci rendere conto che “la criminalità non è mai andata in quarantena”. In che modo il Covid ha intensificato i traffici criminali?
«In effetti, come riportato nel libro, il crimine non riposa e non va in quarantena. Non attendeva altro che aggredire quella fetta di territorio e mercato per conquistare gangli ancora scoperti.
Una fetta dell’opinione pubblica è rimasta colpita dalla capacità reattiva delle organizzazioni criminali di intervenire sul territorio e gestire traffici in forma “alternativa”, ma in realtà c’era da aspettarselo perché rientra nella logica coerente del tessuto criminale che riesce a permearsi all’interno di qualsiasi ambito plumbeo.
La zona grigia poi fa tutto il resto e, come documentato nel libro in forma capillare, il male spesso arriva prima. Questo non significa che sia invincibile, anzi, tutt’altro, ma spesso si tiene pronto prima degli altri. Riguardo al modo di intensificazione dei traffici illeciti, all’interno del libro, vi è una netta distinzione fra l’operato delle organizzazioni criminali di tipo mafioso e quello delle cellule del terrorismo internazionale.
«La problematica della cybercrime ha avuto un’implementazione notevole durante il periodo della pandemia. L’aspetto più peculiare, che ho inteso riservare e descrivere in forma certosina all’interno del libro, è quello relativo al quadro vittimologico, ossia, la descrizione delle vittime di attacchi informatici. Si sono desunti, da ciò, aspetti psico comportamentali inaspettati, davvero singolari riguardo il rapporto fra hacker e vittime.
Altro aspetto vittimologico inquietante è il rapporto fra vittima e carnefice nell’ambito della tratta degli esseri umani o nel traffico di prostituzione. Offender e vittima, causa lockdown, sono arrivati al punto di dividere ogni cosa e coesistere nello stesso habitat. Nel libro si leggono storie che davvero inducono a riflettere sulla delicatezza di questo presente storico».
«Come già spiegato in precedenza, la figura di mio padre è rimasta una forma di collegamento intima che mi ha aiutato e mi aiuta a trovare la forza in tutto».
«Riguardo i progetti letterari futuri, è ovvio che adesso dedico molte attenzioni a questo mio ultimo lavoro. In prospettiva ci sono eventi culturali ad ampio raggio, da quanto sta emergendo le linee di criticità dettate dalla pandemia stanno venendo meno e quanto prima si ritornerà a parlare di cultura all’aperto nei cenacoli culturali di pertinenza.
Si dovrebbe profilare questo all’orizzonte e la strada sembra sia questa. Sarà anche l’occasione per conoscere lettori e chiunque presti curiosità nei riguardi del libro, nella considerazione della sua tematica attuale e che interessa tutti, nessuno escluso».
di Grazia Sposito
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