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La street art antifascista di Cibo

Redazione Informare
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3 marzo 20215 min di lettura

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La street art antifascista di Cibo

Pier Paolo Spinazzè è uno street artist veronese classe 1982, conosciuto dal pubblico come Cibo. La formazione artistica gli ha consentito di modellare la sua fantasia e di usufruire delle sue tecniche di disegno per ripulire i muri del capoluogo veneto e della provincia da svastiche, croci celtiche e messaggi d’odio.

Da dove viene l’idea di coprire l’odio con il cibo?

«Ero stanco di vedere queste scritte, Verona è piena di svastiche, una roba incredibile. Disegnare i prodotti tipici mi ha permesso di avere un feedback positivo e di trattare argomenti difficili in modo leggero, anche se è iniziato tutto un po’ per scherzo».

Qualcuno ti segnala questi simboli oppure li trovi da solo? E quali sono le dinamiche?

«Spesso mi segnalano le cose da cancellare, o che un murales è stato rovinato. In generale, li realizzo in pieno giorno condividendo i momenti con la gente che va a vederli nonostante non siano abituati all’arte pubblica e d’improvvisazione del paesaggio urbano».

Hai mai avuto problemi con le forze dell’ordine?

«Le forze dell’ordine fanno il loro lavoro, io faccio il mio e quando vengono sono estremamente cortese, anche perché non è compito della polizia curarsi di queste cose ma del giudice. Io sono incensurato e svolgo un’azione di volontariato per il mio paese. Ci sono dei comuni che collaborano con le forze dell’ordine e, quando devo andare a realizzare dei murales, passo il giorno prima avvisandoli, poi se vogliono fare la denuncia, non ci sono problemi, ognuno fa il proprio lavoro». 

Per quanto riguarda le minacce che hai ricevuto, come l’hai presa?

«Sono abituato ormai a queste cose, sono dei vigliacchi. Tutti sanno i posti che frequento, dove abito, quale bar frequento… quelli che mi minacciano sui muri sono ragazzini innocui, non ho a che fare col terrorismo degli anni ‘80. Sono persone pericolose sicuramente, infatti cerco di evitare dei posti quando sono solo, tipo zona stadio o bar dell’Hellas che sono più schierati, ma ad oggi nessuno si è fatto male per fortuna».

Le scuole ti invitano a parlare con i ragazzi per spiegar loro quanto l’arte può essere importante?

«Le scuole mi chiamano spesso, ho fatto anche videoconferenze con scuole elementari, è un modo molto leggero per parlare con i bambini di temi delicati come fascismo e antifascismo. Sono cose difficili da spiegare a settant’anni dalla fine della guerra e a dei giovani che non l’hanno vissuta. Con l’aiuto dei docenti cerco di comunicare questo modo di difendermi dai colpi di coda dell’estrema destra con una bomboletta fra le mani».

Hai risposto anche alle dichiarazioni di Giorgia Meloni con un quadro…

«È una risposta non tanto a Giorgia Meloni ma ai consiglieri regionali di Fratelli d’Italia che volevano togliermi dalle scuole perché, a parer loro, non mi comportavo bene».

Pensi che questi partiti facciano male in una realtà come la tua così piena d’odio?

«Sicuramente i politici danno il cattivo esempio. Quando un politico si espone contro di me non lo fa per attaccarmi ma per dire ai suoi di attaccarmi a loro volta. Bisogna stare attenti ai loro messaggi, la parola è la loro arma. Mi piacerebbe avere una politica con più contenuti e meno social, che ci fosse l’impegno di educare i cittadini a una politica più inclusiva e vederli dare il proprio contributo».

Visto che la nostra Costituzione dichiara che il fascismo è un reato, pensi che le forze dell’ordine potrebbero fare di più?

«Si può sempre fare di più ma penso che l’educazione non deve arrivare attraverso le forze dell’ordine ma dalla gente. Bisogna partire dalla scuola e dalla famiglia per far sì che queste ideologie e questi estremismi spariscano. Nel mio paese abbiamo individuato le persone che rovinavano i murales e c’è stata una specie di educazione popolare che ha fatto sì che alcuni di questi individui siano rinsaviti».

Come ti contattano gli altri comuni per usufruire della tua arte?

«Io non mi sposto troppo. La mia intenzione sui social è di motivare gli altri a fare altrettanto. Spero che un artista catanese, per esempio, possa avere le capacità e capire lo stile migliore per la sua città come lo è stato il cibo per Verona. Le buone soluzioni vanno condivise e spero che lo facciano anche gli altri nelle loro città».

di Rossella Schender

TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021

Tags
  • #art
  • #cibo
  • #intervista
  • #Street Art
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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