
Dal report dell’OMS emerge che l’edilizia è responsabile del 39% dell’inquinamento globale con i rifiuti edili, spesso tossici e nocivi, che rappresentano oltre 1/3 di tutti i rifiuti prodotti in Europa. Se si prendono in considerazione anche il design e la costruzione di interni e impianti la percentuale cresce.
È ormai noto che i prodotti che finiscono tra le mani del consumatore finale non sono che il riflesso dell’intera catena di produzione. Un oggetto esteticamente apprezzabile potrebbe avere dietro di sé una quantità di emissioni sproporzionata o un’ingiustizia climatica. È essenziale far caso all’intero ciclo di vita dei materiali, tenendo in considerazione da dove provengono e come sono stati prodotti, come arrivano al cantiere, quante emissioni vengono generate per trasportarli. Bisogna poi tener conto dei processi utili alla costruzione di per sé. Un fattore che si complica ulteriormente se si prendono in esame anche la sostenibilità sociale e lo sviluppo etico del progetto. Infine, si deve pensare al deterioramento e successivo smaltimento, ossia a quanto ci si aspetta che la struttura duri e a come potranno essere smaltiti o nel migliore dei casi riciclati i suoi componenti.
Negli ultimi decenni il numero di edifici certificati LEED (Leadership in Energy and Environmental Design) in tutto il mondo è cresciuto notevolmente. La tendenza non mostra segni di rallentamento per effetto dell’aumento dei costi dell’energia e della spinta congiunta di aziende, policy maker e consumatori.
L’Unione europea si è mossa da tempo nella direzione di una svolta green del settore. Ha recentemente emanato un pacchetto di norme finalizzato a promuovere la ristrutturazione degli edifici esistenti (entro il 2050) e la costruzione di nuovi immobili ad alta efficienza energetica.
«Se vogliamo raggiungere gli importanti obiettivi di decarbonizzazione, il mondo dell’edilizia dovrà attivare nei prossimi anni uno sforzo mai visto prima, entrando in una nuova epoca, quella della sostenibilità. Sostenibilità intesa non solo come efficienza energetica degli immobili, ma come linea guida trasversale a tutte le fasi di vita di un edificio, dalla progettazione alla scelta dei materiali, dalla costruzione alla ristrutturazione. I protagonisti di questo cambiamento sono e saranno gli ingegneri edili e civili. Figure professionali di alto profilo tecnico, consapevoli delle implicazioni ambientali, economiche e sociali del costruire (e ricostruire) in modo sostenibile».
La pianificazione è fondamentale per l’edilizia e ancora di più per quella sostenibile. Prima di gettare le fondamenta, architetti e responsabili di cantiere dovrebbero utilizzare strumenti digitali per modellare e monitorare l’impatto attuale e futuro di ogni decisione, considerando anche i materiali in linea con gli obiettivi di sostenibilità del progetto.
Recentemente, diversi ricercatori e ricercatrici hanno dedicato parecchio tempo e lavoro nello sviluppo di materiali edili a partire da rifiuti di scarto, dal momento che è più ecologico, in particolare nel caso di tutti i rifiuti non riciclabili. Se, infatti, i rifiuti non riciclabili invece di venire gettati negli inceneritori e nelle discariche venissero impiegati nella costruzione di casa, sarebbero decisamente meno inquinanti. Tra i rifiuti non riciclabili più diffusi al mondo vi sono i pannolini usa e getta. Al loro interno contengono – oltre al resto – polimeri super assorbenti, materiali di grande interesse edile. Sono infatti utilizzati anche in altri settori, come per la produzione di dispositivi biomedici e cavi elettrici, per la loro capacità di assorbire e trattenere grandi quantità di fluidi.
Se venissero utilizzati nella produzione del cemento, potrebbero aumentare la viscosità del calcestruzzo e migliorarne la presa. Inoltre, i polimeri contenuti nei pannolini potrebbero sigillare eventuali crepe, impedendo il deterioramento del cemento. A questo si aggiunge l’acidità dell’urina, che potrebbe addirittura migliorare la qualità del cemento.
Per testare con precisione questi nuovi materiali edili a base di pannolini usati e per valutarne l’efficacia e la resistenza sul campo, ricercatori e le ricercatrici hanno costruito un prototipo di casa. Si trova in Indonesia, e per la costruzione hanno preso come riferimento gli standard degli alloggi a basso costo.
La casa in questione si presenta su un solo piano ed è distribuita su una superficie di 36 metri quadrati. Piccola, ma funzionale e soprattutto completa: al suo interno ci sono soggiorno, cucina, due camere da letto e un bagno.
Proprio perché ogni componente architettonico richiede una miscela diversa, i calcoli condotti dal team hanno portato a stabilire che nei muri divisori i frammenti di pannolino possono sostituire fino al 40% della sabbia, nelle colonne e nelle travi fino al 27%, mentre nel pavimento al massimo fino al 9%.