
Questa mattina, mercoledì 10 marzo 2021, presso il Cimitero di Marcianise, i consiglieri comunali Alessandro Tartaglione (Terra di Idee), Raffaele Delle Curti (Marcianise Futura) e il presidente del Centro Studi di Storia Patria della Città di Marcianise “Risvegli Culturali” Donato Musone, hanno ricordato il partigiano combattente Giuseppe Tartaglione. Oggi ricorre il 76esimo anniversario della strage nazista delle Carceri di Rivoli. Rivoli è un comune piemontese che si trova a 15 km da Torino. Il 10 marzo del 1945 furono fucilati sette partigiani detenuti presso le “Casermette di Rivoli” e che erano stati precedentemente rastrellati dai nazifascisti. Tra questi vi era il partigiano marcianisano Giuseppe Tartaglione, nome di battaglia “Beppino“, ucciso quando aveva appena 23 anni. Giuseppe nacque a Marcianise il 3 gennaio del 1922. Iniziò a lavorare presto, anche se ancora minorenne, come operaio delle Ferrovie dello Stato. Fu arruolato militare in un Reparto di Fanteria presso un Reggimento, non meglio identificato, in Piemonte. Dopo l’8 settembre del 1943, quando il generale Badoglio rese noto l’armistizio con le forze Alleate, Giuseppe non volle arrendersi ai tedeschi e neppure aderire alla Repubblica Sociale. Si rifugiò a Montalenghe (Torino), piccolo centro situato nella parte centrale del Canavese, a pochi chilometri da Ivrea. Qui venne accolto, come un figlio, dai coniugi Secondo e Teresa Berta, contribuendo, con il suo lavoro di contadino, alla conduzione della cascina. Aderì alla VII Divisione Giustizia e Libertà (GL), le brigate legate al Partito d’Azione e guidate dal suo massimo esponente Ferruccio Parri. Nel corso di una azione il partigiano “Beppino” venne catturato a Rivoli, nei pressi di Torino e condotto in detenzione presso le Casermette di Rivoli. Qui venne fucilato alle 18.45 del 10 marzo 1945 assieme a Luciano Berton, Luigi Lucco Borlera, Francesco Novelli, Renato Molinari, Luigi Moschini e Giuseppe Cassinelli. Prima di essere fucilato scrisse una breve lettera indirizzata alla madre in cui oltre a confermare la propria fede in Dio perdonava i suoi nemici. Questa lettera venne raccolta dal Parroco della Chiesa di San Martino di Rivoli che fino all’ultimo tentò, ma invano, di salvarlo e di far sospendere la fucilazione. La sua salma venne seppellita nel Cimitero di Rivoli. Successivamente, dopo la Liberazione, la domenica del 16 dicembre 1945, si tennero a Torino funerali solenni per tutti i partigiani caduti appartenenti alla VII Divisione Giustizia e Libertà.
Di Redazione Informare
Negli ultimi anni il pubblico italiano ha cambiato in modo profondo il proprio approccio all’intrattenimento digitale. Non ...
Probabilmente anche tu, come tanti altri, sblocchi il telefono decine di volte al giorno, apri sempre le stesse poche app e t...
Oggi, molte persone si sentono sole anche quando sono circondate da altri. E, purtroppo, questo vale anche per chi vive sotto...
I suoni all’interno dei giochi digitali strutturano il ritmo e aiutano ad orientarsi anche nei momenti più dinamici. Nell?...