
La notizia ormai la conosciamo tutti: Donald Trump ha subito un attentato durante un comizio, è stato ferito all’orecchio, ha fatto il pugno da vero uomo e tanti auguri per la sua futura elezione. L’altra notizia eclatante della giornata è però, a parere di chi scrive, più emblematica del tentato omicidio ai danni di un politico americano. Quest’ultima è una cosa che nel nuovo continente non fa quasi più scalpore, anche se fa sempre ridere vedere tutto il mondo solidale col ricco e potente politico che ha rischiato la morte risultando ferito all’orecchio, e fregarsene al contempo dell’effettiva morte dell’attentatore 20enne. Ci sarebbe la scusa che il secondo è un (quasi) assassino, ma il caro Donald si è macchiato di ben più di un assassinio durante il suo mandato.
La notizia in questione è il fatto che Marco Violi, da ieri Mark Violets, è stato il killer più famoso e chiacchierato al mondo per qualche ora, mentre dormiva tranquillo nella sua amata città capitolina.
“BREAKING: Il dipartimento di polizia di Butler conferma l’arresto di Mark Violets, identificato come il tiratore di Trump e un noto estremista antifa. Prima dell’attacco, ha caricato un video su YouTube sostenendo che la giustizia stava arrivando”. Questo l’annuncio del Wall Street Silver su X – con tanto di foto del suddetto – che ha iniziato a fare il giro del mondo ed è rimbalzato su molti giornali, sia nostrani ma soprattutto internazionali. Peccato che Mark Violets, che in realtà si chiama Marco Violi ed è un giornalista locale e direttore della testata “romagiallorossa.it”, era nelle braccia di Morfeo quando è stato dato l’annuncio, e il vero attentatore, Thomas Matthew Crooks, era già stato identificato e ucciso.
Ma d’altronde siamo nel 2024, l’epoca della post-verità, e poco importa cosa sia vero e cosa sia falso. L’importante è aver lucrato su una notizia falsa a costo di aver messo alla berlina una persona completamente casuale, e altrettanto importante fare miriadi di articoli sul simpatico e tragicomico equivoco del giornalista giallorosso. Qualcuno dirà che quest’ultima cosa la sta facendo anche il sottoscritto. Beh, sì, ma almeno si cerca di farlo con raziocinio e con uno scopo. E poi anche noi dobbiamo portare il pane a casa, che diavolo!
Non è tanto il paio d’ore di linciaggi che ha subito Marco Violi aka Mark Violets a stupire, né tantomeno il sicuro futuro da eroe che questo personaggio avrà nelle prossime settimane con i milioni di meme che tempesteranno i social. Il giornalista ha già annunciato di fare causa agli hater che hanno fatto circolare la notizia e a tutti i giornali che hanno riportato la notizia, avrà presumibilmente la pensione pagata e i suoi 15 minuti di celebrità.
Le cose importanti – e raccapriccianti – che abbiamo imparato da questa questione sono due: la prima è che il quarto potere, quello dell’informazione, è in mano ai social, ossia aziende private che hanno a cuore il profitto e il fomentare la rabbia e le emozioni primitive del popolo; la seconda è che la stampa internazionale si piega volentieri a questo tipo di sistema, altrimenti avrebbe perlomeno verificato uno straccio di fonte prima di riportare una notizia completamente falsa. Ma questo lo sa chi sta scrivendo questo articolo e probabilmente lo sapete già anche voi. La cosa deprimente è che ridiamo di fronte a queste cose, chi scrive ora l’ha fatto e va bene così. Ma almeno per un secondo dovremmo smetterla di ridere prendendo alla leggera una questione che ha molti lati sconfortanti. E invece siamo già pronti a creare l’ennesimo meme.