
Sono passati 8 anni dalla morte di don Andrea Gallo, il prete “scomodo” che aveva fondato a Genova la sua comunità di San Benedetto al Porto. In suo ricordo Federico Traversa, che ha fatto parte della comunità e condiviso il suo cammino, pubblica il libro “Su la testa! I miei anni con don Andrea Gallo“.
Il libro è stato presentato ieri a Napoli, nel centro sociale Mezzocannone Occupato, dove il Don è stato ricordato per le sue lotte politiche e sociali e per la sua presenza attiva nei difficili giorni del G8 di Genova.
«La mia famiglia negli anni ’80 si è trovata un ragazzo tossicodipendente in casa, mio fratello, in tempi in cui non si sapeva minimamente cosa fare a riguardo. A Genova la risposta a problemi come questo era Don Gallo. – ricorda l’autore, parlando degli anni precedenti al loro incontro – Lui diceva che il suo riferimento era il Cristo primitivo e che come lui avrebbe camminato con gli ultimi».
La comunità di Don Gallo nasce nel 1970, quando la sua attività non solo teologica ma anche politica all’interno della Chiesa del Carmine aveva iniziato a creare malumori all’interno del quartiere, spingendo le autorità religiose a “promuoverlo” come arcivescovo di Capraia.
Il tentativo di allontanarlo da Genova, però, non andò a buon fine. Il prete rifiutò l’incarico e fondò, con un gruppo di persone che l’avevano seguito, la comunità di San Benedetto al Porto; un punto di riferimento per tutti quegli ultimi, e non solo, a cui aveva giurato il suo sostegno.
Per Federico Traversa conoscere Don Gallo rappresentò la possibilità di realizzare un sogno sempre creduto irraggiungibile: scrivere. Oggi questo sogno è una realtà: Federico è oggi uno scrittore e il co-fondatore di “Chinaski Edizioni“, casa editrice genovese indipendente.
Alla sua presentazione intervengono Claudio Agostoni, giornalista della “Radio Popolare” di Milano e padre Alex Zanotelli, che da sempre porta aventi la visione politica e teologica di Don Gallo.
«Sono orgoglioso di aver camminato spiritualmente con lui- afferma Zanotelli- Lo conobbi subito dopo aver attaccato pesantemente il governo Craxi, scatenando un’enorme polemica. In quel periodo mi arrivò una sua telefonata. “Alex so che sei nella bufera; io sono con te e vorrei invitarti a Genova” mi disse. Così nel 1986 lo conobbi e andai a parlare con i ragazzi della sua comunità».
Nel concludere l’evento, durante il quale vengono ricordati grandi artisti e grandi amici di Don Gallo come De Andrè e Manu Chao, l’autore ricorda l’incontro del prete con il teologo Vito Mancuso. Alle sue domande sul significato della trinità Don Gallo tagliò corto: «Vito, io queste cose non le so. So solo una cosa, anzi due: Dio c’è, ed è antifascista».