
È atteso stamattina alle 11,00 al Maschio Angioino l’incontro tra il premier Mario Draghi e il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. L’occasione è data dalla firma del “Patto per Napoli” che servirà, nel breve periodo, a scongiurare il default del Comune.
Il Patto per Napoli fu firmato nel palazzo della prefettura il 26 ottobre 2016. I contraenti furono il sindaco di Napoli Luigi de Magistris e il Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi. Le risorse stanziate ammonteranno a 1,3 miliardi di euro, erogati a fondo perduto, trasferite al Comune in tranche annuali fino al 2042. Il primo versamento ammonterà a 54 milioni di euro e arriverà il 31 marzo. I fondi, oltre ad essere utilizzati per lo sviluppo della città metropolitana, serviranno anche a risanare il debito dell’ente comunale che ammonta a circa 5 miliardi di euro. Napoli, insieme a Torino, Palermo e Reggio Calabria è a rischio default.
I fondi stanziati serviranno principalmente per lo sviluppo dell’intera area metropolitana e riguarderanno settori diversi. Saranno conclusi i lavori di restauro del Real Albergo dei Poveri, fermi da anni, riqualificate le scale antiche della città e migliorata la raccolta differenziata nel centro antico, patrimonio Unesco. Gli interventi riguarderanno anche il settore dei trasporti con la realizzazione di un’uscita della metropolitana collinare nel quartiere Sanità (si tratta della seconda uscita della stazione “Materdei”), la realizzazione della tratta Capodichino – Di Vittorio, che consentirà di raggiungere facilmente l’aeroporto e il completamento della tratta Mergellina – Municipio della linea 6. Insieme all’acquisto di nuovi treni per la metropolitana, è prevista la realizzazione della linea tramviaria per collegare la periferia est della città con Volla, il completamento del museo nella stazione Municipio.
Una parte dei fondi del “Patto per Napoli” sarà destinato all’efficientamento della macchina comunale. C’è un grave problema nella riscossione dei tributi, ferma al 27%, la più bassa in Italia. “Occorre lavorare, dice il sindaco, per implementare la raccolta dei tributi. Utilizzando le tecnologie e, con l’aiuto della Guardia di finanza e dell’Agenzia delle Entrate del territorio, incroceremo le banche dati e questo ci consentirà di far emergere tanta elusione della base imponibile dal momento che c’è chi non è proprio registrato e chi è registrato, ma non paga”.
“Poi, ha proseguito, c’è il problema della riscossione, sia ordinaria, ma soprattutto delle somme non riscosse. Oggi, purtroppo, anche gli avvisi di pagamento vengono mandati in ritardo. In alcuni casi siamo fermi al 2015, quindi, se non si mandano gli avvisi di riscossione, tutte le tasse vanno in prescrizione. Credo che in una città normale chi deve pagare, deve pagare, altrimenti pagano sempre i soliti noti e questo è assolutamente ingiusto. Poi, ovviamente, dobbiamo stare sempre attenti alla clausola sociale perché ci sono persone che hanno difficoltà e devono essere sempre tutelate”, ha concluso il sindaco.
Il tour partenopeo del premier proseguirà al Rione Sanità. Draghi sarà ricevuto da don Antonio Loffredo, parroco della Basilica di Santa Maria della Sanità, promotore e fondatore di diverse cooperative sociali, confluite nel più ampio progetto Fondazione di Comunità San Gennaro. Qui incontrerà i rappresentanti dei giovani delle imprese sociali impegnate nella valorizzazione del patrimonio storico – artistico. È opera sua la rinascita delle Catacombe di San Gaudioso e San Gennaro, visitate lo scorso anno da circa 160.000 turisti.

Il sacerdote, classe 1959, è figlio di un imprenditore e qualche giorno fa è stato insignito della laurea Honoris Causa in Economia e Management conferita dall’Università del Sannio, dopo quella in architettura ricevuta qualche anno fa dall’ateneo federiciano: “Quello di Padre Antonio è un esempio importante – ha dichiarato il rettore Gerardo Canfora. Ci consegna almeno due lezioni che spesso trascuriamo, troppo impegnati a rincorrere un’economia fatta di numeri e poco attenta alle storie di vita che stanno dietro a quei numeri. La prima lezione è che si può fare sviluppo partendo dalle risorse dei luoghi e delle comunità, la seconda è che si può fare sviluppo e inclusione allo stesso tempo creando circuiti economici di successo e sostenibili che non lascino ai margini i più deboli. In questi valori l’Ateneo del Sannio, che opera quotidianamente in un’area in debito di sviluppo, si riconosce pienamente. L’esperienza di Padre Antonio rappresenta un esempio per tutti coloro che credono in un’economia che mette la persona e le comunità al centro”.
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