
“Portare la psicologia sui social è un metodo efficace”: parla lo psicologo dei social Elpidio Cecere
Negli ultimi anni la psicologia si sta affermando sempre di più sia in ambito culturale che divulgativo. Nella nostra società si sta finalmente riconoscendo il ruolo della psicologia che sta approdando anche sui più famosi social networks. Nonostante ciò ci sono ancora moltissimi pregiudizi sull’efficacia della psicoterapia e numerosi luoghi comuni da sfatare. Ne abbiamo parlato con lo “psicologo dei social”, il Dottor Elpidio Cecere, direttore scientifico del TCE Therapy Centre Caserta che si trova a Casagiove e con sedi in tutta Italia, che abbiamo avuto l’opportunità di intervistare presso l’Istituto Salesiano di Caserta dove è consulente psicologo per la scuola superiore di secondo grado.
«Il primo requisito che dovrebbe avere uno psicologo è la competenza, la capacità di utilizzare delle strategie e delle procedure per il benessere psicologico del paziente. In secondo luogo, uno psicologo deve avere una forte etica. Si deve essere consapevoli che di fronte non hai numeri ma ogni paziente deve avere per te un nome e cognome, deve avere una storia che in quanto terapeuta devi ricordare. Il terzo requisito è la flessibilità mentale e la capacità di adattamento ad ogni singolo paziente, ogni volta che un paziente entra nella stanza ci si deve adattare sempre ai problemi specifici di quella persona. il requisito più importante è però la passione che hai per il tuo lavoro, che hai dentro. Questa ti fa capire che non puoi aiutare tutti i pazienti, non si può aiutare tutti solo perché si tratta di lavoro ma si può aiutare veramente le persone che hanno un problema che senti più tuo, più aderente alle tue tendenze caratteriali».
«L’idea di aprire il mio lavoro ai social nasce circa otto anni fa. Questa scelta nasce quando, parlando con gli altri, ho capito che molti non conoscono il ruolo dello psicologo. In Italia si è ancora molto scettici sulla efficacia dei percorsi psicoterapeutici, si deve mostrare che lo psicologo non è per pazzi. La mia idea è stata subito quella di portare la psicologia tra la gente, cominciando ad immergermi in contesti che non c’entravano nulla con il mio lavoro, come entrare dal barbiere e parlare di psicologia con i clienti in attesa oppure entrare nelle scuole come faccio ai Salesiani. Ho cercato, quindi, di introdurmi in ambienti dove lo psicologo non era apparentemente necessario, come l’ambiente social».
«Ho cominciato a girare dei video su Facebook. Nella prima fase ho avuto molta difficoltà poiché molti colleghi mi criticavano, gli stessi dopo poco tempo hanno cominciato a fare ciò che facevo io, accorgendosi dell’efficacia del mio metodo. Sono stati molti gli utenti che fin da subito hanno apprezzato i miei contenuti, ritenendoli molto utili».
«Molti mi chiedono come si fa a gestire l’ansia, come essere felici, perché non si ama più il proprio partner oppure come si fa a capire se si è diventati omosessuali, come si raggiunge la serenità, alcuni colleghi mi chiedono come gestisco tutti i miei pazienti, altre persone mi chiedono come funziona una seduta psicologica. Diciamo che tutte queste domande toccano ambiti molto diversi tra loro, che vanno dalle informazioni sulle sedute ai problemi specifici della persona, fino ad arrivare a chiedere di problemi più seri che richiedono maggiore attenzione».
«La verità è che non si può rispondere a tutti e non si può rispondere a tutti allo stesso modo. Solitamente chiedo ai followers che mi fanno delle domande difficili di lasciare il loro numero di cellulare, vado su whatsapp e do una sorta di questionario iniziale alla persona per capire se è il caso di avviare un percorso di psicoterapia. Tuttavia, la domanda a cui non riesco mai a rispondere subito è “come faccio ad essere felice?” perché dovrei conoscere prima il vissuto della persona, dato che ognuno ha un concetto di felicità differente».
«Uno dei vantaggi principali è sicuramente quello di portare la psicologia tra la gente e mostrare al mondo cosa fa uno psicologo, inoltre sui social posso dimostrare che la terapia è per tutti. Un altro vantaggio è quello di mostrare a tutti che lo psicologo è giovane, ancora molte persone quando arrivano in studio si aspettano una persona sicuramente più adulta di me. Più specificamente i social ti permettono di lanciare messaggi chiari e coerenti, rendendo questo metodo sia efficiente che efficace. A questo proposito subentrano anche gli svantaggi. Quando lanci un messaggio devi essere consapevole che alcuni non saranno d’accordo con te. Ma uno degli svantaggi più grandi è sicuramente la presenza degli “haters” soprattutto durante le dirette, devo ammettere che danno fastidio. Un punto sfavorevole paradossale sono anche i colleghi che diventano non-colleghi, criticando il mio metodo di lavoro».
«La psicologia in futuro, oltre ad evolversi sui social, lavorerà in maniera multidisciplinare. Esistono differenti approcci che la psicologia utilizza, il mio è quello cognitivo-comportamentale. Sto imparando però ad abbracciare anche gli altri approcci come quello psico-dinamico, transazionale, strategico- breve, sistemico relazionale. Secondo me, soprattutto nei prossimi dieci anni, si attiverà un approccio multidisciplinare al paziente, all’interno del quale possa esserci qualcosa di tutte le metodologie. Ogni paziente, infatti, deve sentirsi libero di raccontarsi in ogni suo aspetto della personalità e non è detto che un solo metodo di approccio vada bene per tutti questi».
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