
Idolo indiscusso delle folle di tifosi che ogni domenica gli affidavano i propri sogni e speranze, Diego era soprattutto un figlio della povertà che ben conosceva le difficoltà di chi lo adorava.
Ed una vera difficoltà la stava vivendo un bambino di Acerra (NA), Luca Quarto, nato con una malformazione al palato: la labiochisi. 36 anni fa una condizione che non poteva essere sanata ovunque, Luca poteva essere operato solo in Svizzera ma i genitori non potevano permettersi quell’operazione. La storia arrivò a Pietro Puzone, un calciatore di Acerra che nel Napoli di Diego era una riserva. Si preoccupò di condividere la storia con il grande campione argentino, perché chi conosceva Diego prima del suo talento era colpito dal suo cuore.
Diego chiese ma non ottenne il permesso di giocare una partita di beneficenza che permettesse di raccogliere i sodi che occorrevano. Troppi gli interessi economici a frapporsi: non ultima la preoccupazione di Corrado Ferlaino, l’allora Presidente del Napoli, che ne fece un problema di assicurazioni e soprattutto timoroso dell’incolumità dei propri giocatori.
Troppo poco per spaventare Maradona. Pagò di tasca propria i 12 milioni richieste dai Lloyds ed organizzò una partita di beneficenza destinata davvero a passare alla storia.
E la sua gente non si fece attendere, rispondendo subito all’appello del suo idolo. Il piccolo stadio comunale di Acerra poteva contenere circa 5000 persone ma alla fine gli spettatori paganti furono 10.000, assiepati sui balconi circostanti e addirittura sui tetti delle case. I giocatori erano reduci vittoriosi dell’incontro casalingo di campionato solo il giorno prima, eppure fecero il loro riscaldamento nel parcheggio antistante lo stadiolo tra macchine e curiosi. Alternando tiri e scatti a fotografie estemporanee con i piccoli tifosi che proprio non ci credono che tutto questo stia succedendo davvero.
E Maradona giocò quella partita con la stessa serietà e lo stesso impegno profuso il giorno prima, correndo, scartando avversari e rovinando nel fango. E segnò un gol destinato poi a ripetere in un’occasione forse più ufficiale, durante il Mondiale 1986 contro l’Inghilterra, ma di sicuro non meno importante.

Quando si parla di Diego è più semplice generalizzare e ricordarlo come un uomo debole, che ha ceduto alle sue difficoltà lasciandosi coinvolgere in storie di droga. Ma lui non voleva essere l’esempio di nessuno, ha sbagliato ed ha pagato per tutte le sue colpe.
Quello che lui voleva era semplicemente giocare il suo calcio e, quando possibile, regalare un sorriso a chi di occasioni per sorridere ne aveva ben poche.
Quella della partita di Acerra, giocata su un campo di patate e fango, è solo una delle storie che umanizzano un idolo. Una figura che ha oltrepassato il campo di calcio, entrando nella vita e nei cuori dei suoi fedeli tifosi. Da ieri, quel ricordo è diventato una statua: per non dimenticare il grande cuore di Diego. Presenti Il Sindaco Lettieri ma soprattutto i suoi ex compagni di squadra: Giuseppe Bruscolotti ma anche Pietro Puzone, l’uomo che coinvolse tutti in quell’avventura.
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