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A gomorra anche le pasticcerie sono cosa di Michele Zagaria

Redazione Informare
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2 maggio 20195 min di lettura

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A gomorra anche le  pasticcerie sono cosa  di Michele Zagaria

Indice (4)

  • 1Che gli Zagaria sono stati e sono i veri “padroni” di Casapesenna e di intere fette di paesi dell’Agro aversano non vi è ombra di dubbio.
  • 2Tutto era ed è nelle sue mani.
  • 3Ma in mano a chi è questo enorme patrimonio?
  • 4Giuseppe Santoro, 51 anni, è stato assicurato alle patrie galere con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere insieme al 47enne Pasquale Fontana.

Che gli Zagaria sono stati e sono i veri “padroni” di Casapesenna e di intere fette di paesi dell’Agro aversano non vi è ombra di dubbio.

Da trent’anni dominano la scena politica, imprenditoriale, amministrativa del piccolo centro agricolo. La primula rossa Michele Zagaria nella mattinata del 7 dicembre del 2011 fu stanata a pochi passi dal centro storico.

Il paese sapeva e sa le cose come stavano e come stanno. Ma era meglio tacere. Ancora oggi conviene stare in un omertoso silenzio. Conviene in una terra difficile dove la libertà è stata ed è asservita alla logica del cartello criminale gestito da “capastorta” e dai suoi familiari e sodali.

Tutto era ed è nelle sue mani.

A Casapesenna come nei comuni e nelle zone di suo controllo. Una rete di rapporti, relazioni e affari che lega a doppio filo criminali e imprenditoria vocata alla delinquenza organizzata.

Tutti alle “dipendenze” del potente ras nel nome del dio danaro. Era lui un tempo che decideva chi, dove e quando doveva lavorare, che scendeva a patti con pezzi dello Stato, che firmava accordi con una semplice stretta di mano.

Oggi ai suoi eredi lo scettro del comando. Certamente non sono abili come “zio Michele”. Ma la rete di protezione è ancora a dir poco impenetrabile:

anche se apparentemente allo sbaraglio, qualcuno di loro dice di vivere prossimo alla soglia di povertà, hanno dalla loro la gestione dell’enorme patrimonio economico lasciato in eredità dal capoclan che va rimpinguato, mantenuto, gestito.

Milioni di euro, tra liquidità e preziosi, immobili e attività commerciali ed imprenditoriali. Macchinette, sale slot, negozi, bar, ristoranti. Un pozzo senza fondo.

Ma in mano a chi è questo enorme patrimonio?

Nelle mani di insospettabili che ancora onorano quel patto scellerato che hanno sottoscritto con “capastorta” ai tempi di quando era uccello di bosco.

Parte di esso è nell’Agro aversano, nel centro-nord Italia e all’estero. In paradisi fiscali e non. Molto è in Europa insulare soprattutto. Chi aveva interessi nell’edilizia o nel commercio oggi è un importante imprenditore del settore alberghiero.

La penisola iberica è diventata la nuova roccaforte degli interessi degli affiliati al clan Zagaria. E si godono dalle spiagge dorate lo spettacolo. Un palcoscenico di eccezione alla faccia di chi dovrebbe sottrargli tutto restituendo i beni alla collettività.

Intanto qualcosa si muove. A stento ma si muove. Dai racconti dei collaboratori di giustizia è stata messa a segno un’operazione importante il 9 aprile scorso.

Gli uomini della Dia di Bologna e della Squadra Mobile di Caserta, coordinati dalla Dda di Napoli, hanno scoperto come un imprenditore avrebbe messo a disposizione di affiliati della camorra una pasticceria di Casapesenna per la consegna di “pizzini’”da consegnare al boss dei casalesi Michele Zagaria, durante la sua latitanza.

Giuseppe Santoro, 51 anni, è stato assicurato alle patrie galere con un’ordinanza di custodia cautelare in carcere insieme al 47enne Pasquale Fontana.

I due, titolari di punti vendita ‘Butterfly’ del settore dolciario, rispondono di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni. Santoro, ritenuto dagli inquirenti un uomo di Zagaria, è stato raggiunto dal provvedimento nel carcere di Secondigliano, dove si trova per altre vicende, mentre Fontana è stato portato nel carcere di Santa Maria Capua Vetere.

Interessi a Gomorra come al settentrione del Paese, dunque. Proprio dal capoluogo emiliano sono partite, nel 2015, le indagini che hanno scoperto il tentativo di infiltrazione del famigerato clan dei casalesi nell’imprenditoria e in particolare nelle pasticcerie e così nel tessuto economico-sociale dell’Emilia-Romagna.

Fu un conto corrente sospetto, riconducibile a Santoro e scoperto a Bologna, a innescare gli accertamenti, poi spostati per competenza in Campania, anche con intercettazioni telefoniche e ambientali e dichiarazioni dei pentiti.

È emerso tra l’altro che Santoro ospitò Zagaria nella propria casa e in quella di familiari. Incontri riservati con il boss e con altri affiliati per pianificare le attività del clan che intanto tra cemento e appalti macinava milioni di euro.

Santoro, inoltre, avrebbe ricevuto un grosso finanziamento da Michele Zagaria, con cui era in società stando alle carte della magistratura partenopea, che gli consentì di estendere l’attività commerciale della Butterfly Srl, aprendo vari punti vendita sul territorio campano e napoletano.

Negli esercizi commerciali di dolciumi venivano senza esitazione assunti diversi parenti di affiliati al clan procurando loro un lavoro apparentemente lecito.

È uno dei collaboratori,
Salvatore Venosa, fratello del defunto antagonista degli Zagaria Gigino “o’ cucchier”, che inviato in Emilia a tutelare gli interessi criminali della piova casapenessene, tentò di invitare il Santoro “ad un incontro per formulargli una richiesta estorsiva”.

Ma “il Santoro non si fece trovare. Dopo qualche giorno venne da me De Luca Raffaele assieme a Peppe detto ‘Limone’, nipote di Giovanni Garofalo, il quale mi disse testualmente, riferendosi a Giuseppe Santoro, quanto segue: mastro Peppe non dovete toccarlo perchè è di Michele Zagaria”.

Non solo centri commerciali, sale slot e cantieri. Nella triste terra di Gomorra anche le pasticcerie sono cosa di Michele Zagaria.

di Nicola Baldieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°193
MAGGIO 2019

Tags
  • #Camorra
  • #Clan dei Casalesi
  • #Gomorra
  • #Michele Zagaria
  • #pasticcerie
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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