
Adriano Noviello è, prima di tutto, un allevatore. Un professionista in questo campo che ha sentito sulla sua pelle il dramma di tanti allevatori del casertano incastonati tra abbattimenti totali, diffusione della brucellosi e una situazione ambientale tragica. Oggi ricopre il ruolo di presidente dell’Associazione di tutela della bufala mediterranea, un’organizzazione a difesa degli allevatori e della filiera della mozzarella di bufala campana DOP.
«L’associazione di tutela nasce cinque anni fa, quando iniziammo a raccogliere denunce di allevatori che trovavano in vendita mozzarella con marchio di bufala 100% DOP a 6.50 euro, quando solo il latte costa 1.65 euro.
Ci vogliono quattro litri di latte per fare un kg di mozzarella, noi raggiungiamo la cifra di 6.50 euro solo per le spese riguardanti il latte, immaginiamo che a quel prezzo vanno aggiunte le spese del caseificio etc. Di conseguenza in quella mozzarella c’era per forza qualcosa che non andava. Da lì sono partite le denunce e l’associazione inizia a prendere forza quando affida incarichi ad avvocati col fine di formarci in materia di sanità animale.
Oggi contiamo ben 240 aziende tra gli associati. Questo movimento di allevatori è mosso principalmente da un sentimento: la disperazione. Tale sentimento di abbandono è dettato dal fatto che non c’è stata alcuna associazione di categoria che ha sposato la causa degli allevatori: siamo stati lasciati soli».
«Ci sono 120 aziende della zona del basso Volturno dove la brucellosi è tornata e non per le metodiche di movimentazione sbagliate. Abbiamo 120/140 aziende che si sono reinfettate per la seconda volta, una quarantina per la terza volta, una ventina per la quarta e otto che si sono reinfettate per la quinta volta!.
Ciò significa che il ritorno della malattia ha creato un dato sostanziale: abbiamo focolai continui ed in aumento dall’anno scorso, ne abbiamo ancora 31 che non siamo riusciti a risolvere, e siamo solo a Settembre 2021».
«Il problema non è la bio-sicurezza né la condotta dell’allevatore: il dramma è ambientale. Proprio per tale ragione Castel Volturno ha subìto una strage ed è uno dei territori più colpiti dagli abbattimenti.
I continui allagamenti, dovuti ai cambiamenti climatici e al cattivo funzionamento dei canali di bonifica, hanno creato ulteriori danni, così diventa davvero difficile uscirne».
«L’associazione ha iniziato una guerra contro i ristori tre anni fa, con la sottoscrizione di un ricorso firmato da quaranta allevatori. Durante l’iter del ricorso venimmo a sapere che il dato di aggiornamento per il ristoro degli animali era fermo alla conversione euro-lira del 2002. Dopo quella battaglia il prezzo di mercato è stato finalmente aggiornato.
Un’azienda colpita da un provvedimento di abbattimento totale percepisce intorno al 50% del valore del capo bufalino.
Il valore dell’animale è legato alla sua produttività, quindi è in relazione anche con il costo del latte, il prezzo relazionato alla produttività minima di un capo è di almeno 2.800 euro.
I ristori sono insufficienti perché non prevedono nulla per il mancato guadagno nella produzione, si tratta solo del valore intrinseco dell’animale».
«Partiamo da un presupposto: la bufala dei nostri territori è definita “River” ed ha un patrimonio genetico differente dal bufalo asiatico e da quello allevato nel Nord Europa; il nostro bufalo ci arriva dai romani ed è cresciuto nel “pantano”. Dato il blocco delle movimentazioni gli allevatori sono costretti ad acquistare fuori dalla provincia di Caserta, addirittura adesso si sta pensando di acquistarle fuori regione. La normativa che regolamenta la questione è molto generale e prevede che gli animali provenienti dall’estero, quindi non certificati “river buffalo”, vadano nella stalla di sosta di un commerciante nella quale possono essere certificate “bufale mediterranee”.
Il problema è che alcune aziende, che non avevano più produzione, sono state vittime di commercianti-speculatori che acquistano a prezzi estremamente inferiori degli animali dall’estero. Questo problema non riguarda gli allevatori, perché il nostro guadagno proviene dalla produzione di latte e per averla c’è bisogno di acquistare capi bufalini garantiti da certificazioni di qualità».
«Sulla brucellosi abbiamo i test di SAR e FdC che riscontrano la positività da quattro malattie (yersinia, clamidia, salmonellosi e brucellosi). È accaduto che, andando a confrontarci con alcuni allevatori di Salerno, abbiamo rilevato che a loro erano concessi i test di conferma a seguito di una positività mentre per gli allevatori casertani questa possibilità è stata negata. Questo crea una discriminazione intraregionale negli esami di conferma della malattia, cosa che ho segnalato sia al Ministro della Salute Roberto Speranza che al Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli.
Il giorno dopo questa segnalazione il Dr. Paolo Sarnelli, Responsabile Unità Operativa Dirigenziale Regione Campania “Prevenzione e Sanità Pubblica Veterinaria”, ha diramato un documento ufficiale in cui invita l’ASL ad attivare gli esami di controperizia. Alla luce di tutto ciò resta una domanda: perché non è stato possibile richiedere un esame di controperizia all’IZS di Napoli?».
«Per la tubercolosi abbiamo un enorme problema. La prova intradermica ufficiale è una grande stupidaggine perché il numero di falsi positivi è veramente impressionante. L’Idt va ad identificare una risposta immunitaria, ma ci sono almeno 200 ceppi batterici che sono cross-reagenti del batterio tubercolare, che è identificato nelle zoonosi.
Ciò significa che tu hai bisogno di un esame di conferma a seguito di questo test. L’altro elemento è che l’Idt non è specifico per la nostra bufala, occorreva un altro kit di conferma che hanno identificato nel Bovigam.
Sulla tubercolosi dev’esserci un aiuto concreto della scienza nell’individuazione di test specifici per la nostra bufala, perché andare avanti così è impossibile».
«Negli ultimi cinque anni sono stati abbattuti 30mila capi bufalini per tubercolosi, 140mila se a questi aggiungiamo anche quelli per brucellosi».
«Nel momento in cui c’è una positività in stalla, ancora non notificata all’allevatore, arrivano chiamate da parte di commercianti e macelli per contrattare già il prezzo dell’animale. Questo è estremamente grave».
di Antonio Casaccio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°221 – SETTEMBRE 2021
La legge organica in materia di intelligenza artificiale (da qui in poi “AI”), approvata in via definitiva dal Senato il ...
Il Carnevale di Palma Campania è una manifestazione di antichissima tradizione, che assume una rilevanza centrale per la com...