
In merito al video-reel pubblicato sui nostri canali social circa la questione degli abbattimenti dei lecci alla Reggia di Caserta, nel quale sono intervenuti Tiziana Maffei, direttore del Complesso vanvitelliano, la prof.ssa Maria Rao del Dipartimento di Agraria dell’Università di Napoli Federico II e il prof. Alberto Minelli del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna, la redazione di Informare ha ricevuto una replica da parte del signor Matteo Palmisani, referente LIPU Caserta.
Di seguito pubblichiamo integralmente la sua risposta.
“Dall’inizio dell’intervista al direttore Maffei si pensa che noi siamo dei romanticoni, nel senso che difendiamo a spada tratta i poveri alberi. In realtà, nel 2023 abbiamo fatto una ricerca scientifica analizzando tutti i 750 lecci, numerandoli e consegnando la relazione scientifica durante un convegno. Quella relazione è agli atti. Invece, sul portale della direzione della Reggia, nel settore trasparenza, non c’è traccia dei risultati dei professori incaricati.
La seconda ricerca scientifica è stata effettuata dal professor Gambardella, già preside della Facoltà di Architettura di Aversa e titolare della cattedra Unesco, che ha eseguito rilievi tramite droni per verificare con una tecnica particolare lo stato di salute degli alberi e successivamente ha effettuato ulteriori controlli a terra con apposita strumentazione. Siamo arrivati alla conclusione che circa cento alberi, compresi quelli più vecchi, dovevano essere abbattuti.
Per quanto riguarda la professoressa Rao, che parla di quell’albero che sta fra gli altri. In realtà, quell’albero è stato maltrattato appena piantato, non è stato innaffiato quando doveva esserlo nei momenti di massima calura e quindi non ha avuto un grande sviluppo.
Il professor Minelli sostiene che gli alberi orientati verso le vasche lo siano perché rifuggono la luce, non avendone a sufficienza a causa degli esemplari più grandi alle spalle. In realtà, sono stati potati in quel modo e si sono ammalati perché le ferite non sono mai state chiuse. Se quelle potature hanno causato le malattie e il deperimento, perché non curare gli alberi malati e lasciare in pace gli altri?
Parliamo di piante sempreverdi: immaginate come siano state squilibrate nella loro fisiologia, quasi completamente defogliate. In quel lato sono state potate e per questo si protendono verso l’esterno, risultando ancora più squilibrate. Questo dimostra una mancanza di conoscenza della specie e di informazioni su come quegli alberi siano stati trattati fino adesso.
Infine, queste persone difendono strettamente i loro contratti, che sono contratti importanti dal punto di vista economico. Dal 2023 pensavamo si fossero fermati, invece no. Hanno un contratto che noi non conosciamo e, ripeto, nel portale della trasparenza del sito della direzione della Reggia non c’è nulla”.
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