
La presa dei talebani giunta inevitabilmente lo scorso agosto ha stretto la morsa contro la capitale Kabul, oramai assediata. Nessun afghano è al sicuro dall’organizzazione guerrigliera che li reprime, ma i soggetti più a rischio sono le donne.
Limitate in qualsiasi attività inclusa la formazione scolastica, la loro emancipazione è costantemente indebolita da convinti oppressori. Molte donne, intimorite, sono ritornate ad indossare il burqa che non a caso vanta un aumentato d’importo vertiginoso in sincronia all’aumento della richiesta del capo d’abbigliamento.
Ma sono i talebani a volerlo, ad imporlo senza alcuna possibilità di alternativa, quindi non è ammissibile confonderlo con un chador né tantomeno un hijab.
Le differenze strutturali identificano vestiari a sé e diversi tra loro, il termine burqa o anche scritto burka è la versione araba del termine persiano purda che significa “velo”, “cortina”.
Condivide lo stesso significato di hijab ma il primo, nella versione afghana o completa, copre testa e corpo. In due colori, blu o nero, presenta una retina che permette la vista parziale a chi lo indossa evitando alla donna di avere gli occhi scoperti. L’obbligo d’indossarlo deriva da prescrizioni sociali che nulla hanno a che fare con la religione islamica.
L’hijab, invece, fa diretto riferimento al velo decretato dalla giurisprudenza islamica ed ha il compito di velare la donna, circonda il volto coprendo i capelli ed il petto.
Chiarito l’aspetto velo, oggetto di un parlato poco attendibile e confusionario, è in atto un’attività di contro risposta da parte delle donne verso i talebani per affermare quanto in realtà il burqa non le identifichi.
Le rappresentanti femminili più coraggiose di questa campagna usano l’hashtag #DoNotTouchMyClothes condividendo sui social una vera e propria protesta. Mettono a rischio sé stesse con un’azione contro il regime talebano in cui ad accompagnare il messaggio segue una foto personale in cui indossano l’abito tradizionale afghano ricco di colori e particolari.
Il burqa non rappresenta i loro animi ma con l’azione in atto omaggiano le lotte degli ultimi anni contro chi non accetta che possano avere un pensiero, volontà ed indipendenza.
Un’iniziativa decisiva sostenuta dall’identificazione femminile di tutto il mondo, persistente alla speranza che tutto ciò non venga spento dalla crudeltà dei seguaci del fondamentalismo islamico.
di Chiara del Prete
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
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