
Ieri 19 luglio presso il Giardino Romantico del Palazzo Reale, in collaborazione con Palazzo Reale SummerFest, si è tenuta la proiezione del film ”Quijote” del maestro Mimmo Paladino.
Uscito nelle sale solo nel 2012, fu accolto positivamente dalla Biennale di Venezia nel 2006.
Prodotto da Angelo Curti, il film vede nei panni del protagonista Peppe Servillo accompagnato da Remo Girone, Alessandro Bergonzoni e Enzo Moscato.
Ma ciò che rende questo film così unico, è il fatto che esso rappresenta l’ultima apparizione sul grande schermo del maestro Lucio Dalla che oltre a recitare nel film, si dedica anche alle musiche dello stesso, nota che conferisce all’intero film una sfera emozionante e suggestiva.
Mostrata anche e soprattutto con riferimento alla mostra “Don Chisciotte tra Napoli, Caserta e il Quirinale: i cartoni e gli arazzi” (presso il Palazzo Reale dal 19 maggio al 6 settembre 2022), la pellicola rappresenta una rilettura dell’omonimo romanzo di Cervantes.

A riguardo è proprio il direttore del Palazzo Reale Mario Epifani ad aprire la proiezione con grande entusiasmo e riconoscenza:
«Grande è l’onore che proviamo nell’ospitare questa proiezione nell’ambito del Palazzo Reale SummerFest ma soprattutto nell’accogliere l’autore di questo film: Mimmo Paladino. Il romanzo di Cervantes da sempre si presta a tantissime forme d’arte e ispira artisti di tutto il mondo. Il film di questa sera è esso stesso un film d’artista.
Don Chisciotte è un romanzo moderno e contemporaneo che sentiamo ancora oggi vicino a tutti noi. Contemporaneità che si evince attraverso questo film, film che per me è pura arte visiva».
Quijote, il film d’esordio di Mimmo Paladino regista, mette in scena la grande teatralità intrinseca della storia senza troppi arzigogoli. Le scene sono ”pure”, i luoghi spogli, le inquadrature sono concepite quasi come vere e proprio opere d’arte.
Grande è il potere evocativo delle parole, delle immagini, delle luci.
Ci mostra attraverso la sua chiave di lettura del romanzo, le avventure dell’ultimo degli eroi erranti. E lo fa attraverso varie citazioni che fanno riferimento a diverse opere letterarie o anche cinematografiche (come ad esempio ”il monologo di Molly” dell’Ulisse di James Joyce).
Suggestivo è il dialogo finale con il personaggio della Morte che afferma con grande freddezza di quanto sia nella sua natura l’essere puntuale.

Ma ecco cosa lo stesso autore, Mimmo Paladino afferma con riferimento alla sua creatura, nata quasi per caso:
«In seguito ad una mostra da me curata dedicata alla celebrazione dell’anniversario del romanzo, venni a conoscenza della volontà di crearvi un documentario, un film.
Erano anni che io stesso inseguivo il sogno di fare un film, e quale protagonista migliore se non il Don Chisciotte di Cervantes, un nomade visionario (e non pazzo): metafora dell’artista. Colui che vede ciò che gli altri non vedono. Ed il cinema stesso fa questo, mostra agli altri cose che essi stesso non vedono.
E grazie alla fiducia e all’aiuto datomi ed alla partecipazione di un grande Lucio Dalla, un Sancio improbabile ma unico, mi buttai in questa esperienza.
Da sempre complesso da riprodurre al cinema, la mia prima versione del Don Chisciotte da 30 minuti fu accolta da Marco Muller che mi suggerì di continuarlo.
Finimmo il film e poco dopo, fu presentato a Venezia. Il mio primo film a Venezia, un sogno raggiunto.
Stasera sono qui da spettatore per, come voi, godermi questo film di immagini che lascia ed invita ad immaginare».
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