
Sarà presentato sabato 17 ottobre, con inizio alle ore 11:30, nella splendida location del Teatro Diana di Napoli, (in via Luca Giordano nr 64), il libro di Lino Zaccaria “L’aquilotto insanguinato – Vita avventura e morte di Corradino, l’ultimo rampollo degli Svevi”, edito dalla casa editrice Graus.
Con l’autore interverranno Ermano Corsi (giornalista e scrittore), Francesco D’Episcopo (scrittore e docente di letteratura italiana), Gigi Di Fiore (scrittore e inviato de Il Mattino). Ingresso libero fino ad esaurimento posti, si ricorda che è obbligatorio indossare la mascherina.
All’epoca, siamo in pieno 1200, fu una tragedia immane, che giunse all’epilogo a Napoli, in quella che è oggi piazza Mercato, sotto gli occhi commossi e atterriti di migliaia di cittadini, radunati apposta perché quella decapitazione fungesse da monito, anche per il futuro.
La descrizione dell’uccisione di Corradino di Svevia è il “piatto forte” della ricostruzione biografica che Lino Zaccaria propone ai lettori. Una ricostruzione completa, che si apre con un’introduzione di carattere storico sullo scenario nel quale era poi maturata la vicenda dell’ultimo rampollo della dinastia Hohenstaufen.

Questo punto specifico è ampiamente esplorato nel saggio di Lino Zaccaria, con precise citazioni di quanti si sono schierati per la condanna e di quanti invece hanno assolto il Frangipane.
Così come nel volume si può rinvenire un’accurata disamina di tutte le posizioni che si sono susseguite nei secoli tra quanti sostenevano che Carlo d’Angiò dovesse alla fine far salva la vita al giovanissimo rivale e quanti invece assumevano che la condanna a morte fosse inevitabile, perché Corradino vivo avrebbe rappresentato una spina nel fianco duratura per il sovrano francese trapiantato a Napoli.
Esaurita la ricostruzione storica, dedicato un lungo e significativo passaggio al testo e all’analisi della celebre poesia di Aleardo Aleardi, l’opera si chiude con due “chicche”: l’intervento di Ciro Discepolo che descrive il quadro astrale del protagonista e conclude che era scritto nel destino che Corradino dovesse morire tragicamente. E infine con un’intervista ad una medievalista, la professoressa Gabriella Piccinni, la quale, facendo violenza al suo impulso di “terzietà”, alla fine conclude che fra i due, Corradino e Carlo d’Angiò, la figura del primo è quella verso la quale si indirizzano i maggiori consensi e la più naturale simpatia.
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