
Può emozionare un discorso di motivazione ad un esercito? Se il crescendo della conoscenza di un uomo che è diventato re è ricca di umanità, il pubblico ne apprezza la forza e si emoziona. Strano tipo Enrico V di Lancaster, re d’Inghilterra. Da principe aveva condotto una vita scapestrata, “ fra compagni incolti, villani, superficiali” per usare le parole del Bardo. Con la corona sul capo è un altro uomo: saggio, prudente, coraggioso, stratega, valoroso. Alessandro Balletta è stato capace di trasmettere tutto questo, grazie anche ad una riscrittura originale e alla regia di Franco Nappi, motore della Compagnia Teatrale “Il Demiurgo”. L’ Enrico V è un dramma storico che avrà certamente delle repliche e che consiglio di non perdere.
Alessandro Balletta, nasce nei pressi di Nola, acquisisce la Maturità Classica. A 16 anni debutta al Mercadante, prima di iscriversi all’Accademia di Recitazione del Teatro Stabile di Napoli, dove dopo tre anni si diploma. Frequenta un Corso di Dizione e Sviluppo della voce con il Demiurgo s.r.l.s. Dal 2013 è parte attiva del nucleo de “Il Demiurgo”.
«Un bimbo strano ed irrequieto. A soli tre anni posso dire di avere avuto il mio primo debutto, recitando “Mammà” di Salvatore di Giacomo, in vernacolo».
«In realtà ho maturato la possibilità di fare l’attore un po’ alla volta. Avendo un papà carabiniere volevo seguire le sue orme. Il mio mito era il Maresciallo Rocca che credevo un personaggio reale. Quando ho scoperto che si trattava di finzione ho ricevuto una grande delusione. Avevo solo 5 anni quando ho capito che il nulla poteva diventare altro. E’ stata la musica, ho imparato a suonare la chitarra, che mi ha condotto fino al Teatro».
«Si certo, quando le aspettative non corrispondevano ai fatti».
«Mariano Rigillo fa bene al Teatro. Penso a lui come ad uno degli ultimi eredi della mattatorialità. Voglio anche ricordare due splendide persone con le quali mi sono formato, Eros Spagni e Manila Spagni».
«In realtà fare l’attore ti permette di indagare sull’essere umano. Ti regala una grande opportunità».
«Di poter lavorare divertendomi».
«Ce ne sono vari, ma Cyrano de Bergerac ha rappresentato una svolta nella mia vita attoriale e personale, infatti durante la rappresentazione ho conosciuto Annarita Trevisi, con la quale dopo un anno sono andato a convivere. Oggi è il mio punto di riferimento».
«Prima di entrare in scena c’è tanta adrenalina, poi hai chiarezza della situazione, infine quando il tuo respiro diventa un solo respiro con il pubblico sei felice e puoi finalmente divertirti».
«Penso che l’onore si rifà all’orgoglio. Io preferisco parlare di dignità e di rispetto che ritengo i valori più importanti».
«Sì, quando è coerente e non scende a compromessi».
«Ora divento provocatorio… Vorrei che il Teatro non ricevesse più sovvenzioni, vorrei una autonomia economica che sproni a fare».
di Laura Bufano
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