
Il legame che si instaura tra il corpo e l’anima di chi balla, trasforma le note musicali in emozioni attraverso i movimenti.
La danza, molto più delle altre forme di comunicazione, rappresenta la necessità di mettersi in contatto con gli altri, utilizzando tutti i linguaggi a nostra disposizione.
La curiosità ci porta superare i limiti del nostro sapere e, per offrire tale opportunità al territorio, la Casa Editrice Officina Milena, nuova realtà formativa nel territorio casertano, ha proposto, insieme all’Associazione AraboCE, un viaggio alla scoperta della Danza del ventre.
«Il nostro intento è la promozione di eventi culturali nel nostro territorio», mi spiega Moreno Casciello, responsabile di Officina ed Edizioni Milena. «Con AraboCe abbiamo un file rouge: comunicare, far conoscere una cultura diversa».
«Le origini della Danza del ventre risalgono a circa 20 mila anni fa ed è probabilmente la forma di danza più primitiva», mi dice Chiara,responsabile di AraboCe.
«Anche se oggi è considerata una danza seducente, intesa a intrattenere un pubblico maschile, in realtà le sue movenze imitano le forme e i ritmi della natura come ad esempio le onde del mare, le fasi della luna oppure il parto e l’atto sessuale».
«Esistono testimonianze di quanto fosse diffusa la Danza del ventre in epoche antiche.
I contatti con la cultura occidentale però, hanno modificato il concetto e le finalità di questa danza, diffondendo nella società europea un’immagine esotica del medioriente. L’idea diffusa era di un oriente abitato da odalische seminude e dai comportamenti lascivi.
Questo è anche il motivo per cui, intorno al 19° secolo, la Danza del ventre venne considerata come un’attività demoniaca da combattere, erroneamente associata alla prostituzione.
Fu proprio quando il simbolismo della Danza orientale fu ridotto ad un semplice “ancheggiare del bacino”, che si perse definitivamente il carattere sacro di questa Danza diffondendosi in tutto il mondo come forma di cabaret».
«Varie sono le testimonianze sui diversi stili della Danza del ventre a partire da quelli sorti in Egitto come il RAQS SHAMA’ADAN, sorto agli inizi del ‘900, praticato come augurio per gli sposi, o il Raqs Iskandarani (Iskenderiya in arabo), considerato un rituale del corteggiamento. La variante al maschile, invece, risulta essere un fenomeno circoscritto anche se i ballerini riescono a realizzare performance interessanti».
«Chiunque può cimentarsi, anche perché dona un benessere psico-fisico generale, visto che tutta la muscolatura è inficiata» – ha spiegato Emy, insegnante di danze orientali.
«Non bisogna però dimenticare l’aspetto sacro di questa danza, nata appunto dal culto della madre terra, dove tutti i movimenti hanno uno specifico significato. Importante è anche l’aspetto relazionale: è un’attività che giova alla psiche proprio perché allontana il quotidiano, trasportandoci in un mondo diverso».
di Angela di Micco
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