
Di seguito il comunicato stampa inviato alla redazione di Informare dalla Segreteria Provinciale di Caserta NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche:
Prosegue lo stato di agitazione proclamato il 6 luglio 2026 dal personale sanitario della nuova piastra operatoria dell’AORN “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta. Le criticità sono state illustrate dall’Organizzazione Sindacale nel corso dell’incontro del 9 luglio con la Direzione Strategica dell’Azienda e saranno sottoposte all’attenzione del Prefetto di Caserta.
La prima emergenza riguarda la carenza di infermieri e operatori socio-sanitari. Al Blocco Operatorio Centrale risultano assegnati 13 infermieri per l’attività chirurgica programmata, svolta cinque giorni su sette dalle ore 8 alle 20, e 15 infermieri per le urgenze e le emergenze, da garantire invece senza interruzioni. Gli OSS sono 11 e coprono esclusivamente l’orario diurno, mentre durante la notte non risulta assegnato alcun operatore alle attività chirurgiche urgenti. In questi casi si ricorrerebbe a ordini di servizio rivolti, senza una preventiva programmazione, al personale delle diverse unità operative del Dipartimento di Emergenza e Accettazione.
Secondo il sindacato, tale dotazione non è sufficiente a sostenere l’attivazione quotidiana di cinque sale operatorie e l’eventuale apertura di altre due sale destinate alle emergenze provenienti dall’ospedale, dal pronto soccorso o dal 118. La deliberazione della Giunta regionale della Campania n. 190 del 19 aprile 2023 prevede, per ogni seduta operatoria della durata minima di sei ore, la presenza di un anestesista, tre infermieri e un OSS. Parametri che, con l’attuale disponibilità di personale, non sarebbero garantiti. I nove infermieri strumentisti, inoltre, non risulterebbero formalmente assegnati al Blocco Operatorio né al relativo centro di costo, con ripercussioni anche sull’organizzazione e sui costi dei reparti di provenienza.
Particolarmente grave è quanto segnalato in materia di sicurezza dei pazienti. L’Organizzazione Sindacale denuncia l’assenza di una procedura aziendale per la corretta identificazione del paziente sin dall’accesso al pronto soccorso e dal ricovero nel reparto. Una mancanza che, secondo i rappresentanti dei lavoratori, potrebbe compromettere l’intero percorso assistenziale, compresa la fase chirurgica, ed esporre personale e Azienda a conseguenze rilevanti.
Dai registri e dai verbali operatori emergerebbe, inoltre, lo svolgimento di diversi interventi senza la presenza del personale infermieristico di sala. Una circostanza che rischierebbe di compromettere l’applicazione delle checklist previste per la sicurezza delle prestazioni chirurgiche e invasive, in contrasto con le raccomandazioni del Ministero della Salute e con le stesse procedure aziendali.
Viene denunciata anche l’assenza di protocolli operativi aggiornati e di strumenti specifici per le diverse discipline chirurgiche, dalla raccolta dei dati nelle fasi pre e post-operatorie al diario assistenziale. La procedura aziendale relativa alla checklist di sala operatoria risalirebbe ancora al 2007, nonostante il Ministero della Salute abbia pubblicato nel 2009 il “Manuale per la sicurezza in sala operatoria” e siano successivamente intervenuti ulteriori aggiornamenti normativi.
Ulteriori preoccupazioni riguardano la tutela della salute e della sicurezza del personale. Alla data del 28 maggio 2026, quando erano iniziate le attività di allestimento e i lavoratori avevano avuto accesso alla nuova struttura, il Documento di valutazione dei rischi relativo ai nuovi ambienti, alle attrezzature e alle tecnologie non sarebbe stato ancora aggiornato né reso disponibile. Non risulterebbe neppure svolta preventivamente la riunione con i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza prevista dal decreto legislativo n. 81 del 2008.
Il sindacato sottolinea come la nuova piastra operatoria fosse stata inaugurata il 14 luglio 2025 dal presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, circa dieci mesi prima della sua effettiva entrata in funzione. Nonostante questo ampio intervallo di tempo, non sarebbe stato predisposto un adeguato programma di formazione e addestramento del personale sui nuovi spazi, sulle apparecchiature, sui dispositivi di sicurezza, sui rischi lavorativi e sui percorsi di evacuazione.
Con la disposizione aziendale n. 20207/i dell’8 giugno 2026, inoltre, sarebbe stato stabilito l’impiego quotidiano di un infermiere del Blocco Operatorio presso la sala di Ginecologia e Ostetricia situata al terzo piano dell’Edificio N. Una scelta che, secondo l’Organizzazione Sindacale, sottrae stabilmente una risorsa all’équipe della piastra e ne riduce la capacità di affrontare le emergenze chirurgiche.
Al momento dell’entrata in servizio della nuova struttura, il 4 giugno 2026, non sarebbero stati predisposti né l’isola neonatale né un percorso definito per il trasferimento del neonato dalla piastra operatoria dell’Edificio P alla Terapia intensiva neonatale e alla Neonatologia, situate al quarto piano dell’Edificio N.
Un’altra criticità riguarda la sala risveglio, o Terapia intensiva post-operatoria, che non potrebbe essere utilizzata secondo la sua destinazione progettuale a causa della mancata realizzazione dell’impianto a flussi laminari previsto dagli standard tecnici. Per sopperire a tale problema, la sala operatoria numero 3 sarebbe stata destinata impropriamente al monitoraggio intensivo dei pazienti dopo gli interventi, pur non essendo adeguatamente allestita per l’attività chirurgica. Il Blocco Operatorio verrebbe così privato di un ulteriore spazio destinato alle operazioni.
La separazione dei percorsi rappresenta un altro elemento di forte preoccupazione. L’accesso alla piastra sarebbe condiviso da personale sanitario, pazienti, visitatori, manutentori e addetti ai servizi tecnici, tutti costretti ad attraversare la stessa sala d’attesa sia in entrata sia in uscita. Una promiscuità che, secondo il sindacato, potrebbe aumentare il rischio infettivo, soprattutto per i pazienti operati e immunodepressi.
La procedura di accesso alla nuova piastra è stata approvata soltanto il 9 luglio 2026, con la deliberazione del direttore generale n. 532, quindi 36 giorni dopo l’entrata in esercizio della struttura. Il documento sarebbe stato comunicato al personale senza un preventivo incontro informativo e formativo. Le relative criticità sono state formalmente contestate dall’Organizzazione Sindacale con una nota del 14 luglio.
Il quadro è completato dal ricorso sistematico al lavoro straordinario come strumento ordinario di programmazione e dalla mancata garanzia del personale minimo necessario per le attività di espianto degli organi, oltre alle contestazioni sul rispetto dei parametri regionali per la relativa retribuzione.
Alla luce della gravità delle problematiche segnalate, la Segreteria territoriale di Caserta chiede interventi immediati e risposte concrete, affinché siano garantite la sicurezza dei pazienti, la tutela dei lavoratori e il regolare funzionamento della nuova piastra operatoria. Lo stato di agitazione resterà pertanto al centro del confronto istituzionale, con il coinvolgimento della Prefettura di Caserta.
La Segreteria territoriale di Caserta
Antonio Eliseo, Gennaro Pascale, Susan Covelli, Pasquale De Rienzo, Silvestro Viola, Francesco De Pasquale e Fabio Di Gioia.
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