
“Black Mafia” è il primo documentario che racconta il fenomeno della Mafia Nigeriana in Italia. Tratto dal libro Black Mafia del giornalista Sergio Nazzaro, con la regia di Romano Montesarchio, il docufilm andato in onda in prima serata su Rai Tre della serie Crime Doc targata Rai Documentari, ricostruisce gli affari della mafia nigeriana nel nostro paese attraverso la denuncia di una ragazza nigeriana.
La storia, accolta da una squadra di agenti della polizia locale di Torino nel 2012, si trasforma in una vera e propria inchiesta della magistratura, conosciuta come “Athenaeum”. Il documentario, girato prevalentemente tra Castel Volturno, Formia e Torino, racconta dell’esistenza di una delle più violente tra le organizzazioni criminali di tutto il mondo, partendo dalle sue radici storiche fino ad arrivare all’incredibile espansione attuale.
Questo tipo di mafia nasce in Nigeria all’inizio degli anni ‘80 a seguito di una crisi finanziaria, che ha portato i politici e gli industriali del petrolio a dare potere a gruppi criminali per garantirsi protezione.
Sappiamo davvero poco delle dinamiche che sono all’interno dei clan nigeriani, perché è molto difficile decifrare il loro linguaggio e intercettare la loro capacità di agire e vivere al di fuori della legge. A differenza delle altre organizzazioni criminali, quella nigeriana, oltre alle pratiche crudeli come il traffico di essere umani, prostituzione e narcotraffico, possiede un’altra arma molto potente: i riti voodoo.
Secondo gli inquirenti, ci sono tre gruppi principali che operano sul territorio italiano: il più recente è composto da nigeriani residenti nel nostro Paese e prende il nome di “Viking”, il quale è responsabile delle nuove affiliazioni, della gestione dello spaccio di sostanze stupefacenti nelle piazze cittadine e dell’attività di sfruttamento della prostituzione.
Fino a qualche tempo fa, la sede operativa della mafia nigeriana si trovava a Castel Volturno, in provincia di Caserta: “Un vero e proprio buco nero nel quale vengono quotidianamente risucchiati gli aspetti più oscuri della società e dell’economia italiana – scrive Sergio Nazzaro nel suo reportage e aggiunge – Mi auguro che il documentario faccia comprendere la pericolosità non solo della mafia nigeriana, ma di tutte le mafie. Soprattutto che si comprenda che bisogna difendere le minoranze etniche da ogni mafia e soprattutto che si sviluppi una coscienza contro la tratta di esseri umani, giovani donne sfruttate a scopi sessuali sulle nostre strade. Sono vittime indifese che devono essere tutelate e protette, c’è bisogno di una chiara presa di coscienza civile”.
Attraverso questo lavoro, possiamo finalmente comprendere gli aspetti di una realtà apparentemente invisibile e inesistente.
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