
Il Real Sito di Carditello, costruito per volere di Ferdinando IV di Borbone, sorge sul territorio della provincia di Caserta, a San Tammaro, nel 1787. Il Real Sito, meglio noto come Reggia di Carditello, vive un periodo di massima importanza culturale durante il periodo borbonico per poi, in epoca moderna, divenire protagonista di un travagliato percorso segnato prima dalla violenza delle occupazioni durante la seconda guerra mondiale, poi le conseguenze di una crisi finanziaria che vedono il Sito posto all’asta e lasciato abbandonato a sé stesso o, peggio, utilizzato dalla malavita. Nel 2016 la costituzione della fondazione Real Sito di Carditello segna per la Reggia un momento di rinascita finalizzato alla promozione e al recupero di questo immenso patrimonio culturale. Per sapere come sta reagendo il Sito nel periodo post seconda ondata da Covid-19 abbiamo deciso di intervistare il direttore Roberto Formato.
«Vantando 15 ettari, la Reggia ha la caratteristica di avere uno spazio molto aperto e quindi non aver subìto particolari conseguenze a seguito della seconda ondata di contagi. Il Bosco dei Cerri, il Bosco di Eucalipti oltre che il Galoppatoio ci permettono di organizzare molte attività all’aperto, quindi non abbiamo dovuto far fronte a situazione di assembramenti e di congestione in spazi chiusi.
Dopo la riapertura abbiamo avvitato l’attività del “Carditello Experience” con spettacoli teatrali, animazione per bambini e famiglie e anche programmi di yoga. In questo momento stiamo gestendo il “Carditello Festival”, un programma di spettacoli musicali all’interno del Galoppatoio, iniziato il 3 luglio e che si protrarrà fino al 29 agosto. L’impatto del Covid, quindi, non è stato particolarmente fastidioso».

«Sono stati assolutamente soddisfacenti. È chiaro poi che il successo di un evento è il frutto di un’alchimia composta da tanti ingredienti: c’è la qualità dell’evento che viene offerto, che deve avere una componente attrattiva molto forte, e c’è poi l’aspetto organizzativo. Dal punto di vista della capacità di attrazione quest’anno abbiamo avviato collaborazioni di qualità molto elevata, come La Mansarda Teatro dell’Orco – compagnia di teatro per le nuove generazioni – con attività teatrali nel bosco e nel Galoppatoio. Queste sono state molto apprezzate permettendoci di registrare sempre dai 100 ai 150 spettatori paganti. Anche le attività educative e culturali per bambini sono andate molto bene, abbiamo infatti affiancato a queste ultime il campo estivo fatto con Panthakù – un’associazione nazionale che mira all’eliminazione della povertà educativa minorile – e, oltre questo, con l’associazione Banco di Napoli è stato organizzato un progetto per bambini autistici con l’utilizzo dei Pony».
«Nel mese di agosto continueranno gli appuntamenti serali e quelli per i bambini nelle ore diurne. Dal mese di settembre riprenderemo con la “Carditello Experience” e metteremo a disposizione il bosco anche per eventi privati. Il 7 agosto inaugureremo la Mongolfiera di Carditello, frutto di un’iniziativa imprenditoriale nata a Carditello, sarà un appuntamento molto importante. Arriverà anche il tour da Monza in bicicletta, il quale coinvolge i ciclisti in un viaggio peninsulare di una settimana».
«È frutto dell’iniziativa con “Volare sull’Arte”, abbiamo promosso la partecipazione di imprenditori al bando del Ministero della Cultura “Cultura crea” chiamandolo “Carditello crea”, finalizzato a promuovere le attività imprenditoriali e legate ai beni culturali. A Carditello sarà, quindi, permanentemente offerto il volo vincolato in mongolfiera, non libero perché data la presenza della base di Grazzanise non è possibile svolgerlo. Con il volo vincolato la mongolfiera si alzerà fino a 30 metri circa, si avrà quindi la possibilità di avere una vista di Carditello dall’alto».
«Il parco è già in ottimo stato e dispone di circa trenta tavoli da picnic, e punti di food truck che creano un modello efficiente per quest’estate. La parte esterna è dunque fruibile e, al momento, non prevediamo ulteriori lavori».
«Non spetta a me sicuramente valutarmi. Per cui, visto dal mio punto di vista posso dirmi soddisfatto perché, in questi tre anni a capo della fondazione, ho fatto molte cose. Quando sono arrivato il Sito era fruibile perché c’era un gruppo di volontari che si occupava di tutto, ma mancava effettivamente un’organizzazione funzionale per prendersi cura del parco.
Oggi abbiamo un sistema che, non è sicuramente perfetto, ma si presenta decisamente in un ottimo stato e ha acquisito un’identità nella percezione del pubblico. Il Sito si presenta inclusivo, accogliente e offre dei servizi di qualità oltre che creare lavoro per i dipendenti».
di Rossella Schender
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