
Attack on Titan. In apparenza un semplice anime dove una civiltà pseudorisorgimentale difende la propria città da un’orda di giganti mutanti con un sistema di movimento tridimensionale fatto di corde e rampini che farebbero invidia a Spider-Man. Sotto la superficie, una delle più profonde analisi del fascismo negli ultimi anni.
La serie è rinomata (e apprezzata) per come rappresenta in maniera realistica e dettagliata quasi ogni sfumatura di moralità (eccetto il bianco e nero) in una società dominata dalla paranoia per il nemico esterno e il terrore che la fine del mondo sia sempre vicino. Già all’inizio gli ‘eroi’ sono dei poveretti traumatizzati con il culto del sacrificio per difendere la razza umana.

Poi, presto la semplice premessa viene presto scardinata e scopriamo che il mondo è diviso in due: la razza degli Eldiani, mutanti che a propria insaputa possono trasformarsi o essere trasformati negli stessi giganti che stavano combattendo, e gli esseri umani normali, principalmente chiamati Marleyani, che vogliono sterminarli poiché in passato gli Eldiani avevano usato il proprio potere per soggiogare il mondo.

E non sembra esserci modo di risolverla per quasi tutto il manga. Il potere degli Eldiani è davvero troppo distruttivo per essere realmente controllato, e le rivendicazioni di vendetta di entrambe le nazioni sono insoddisfabili senza un’apocalisse, visto quanto è profonda e antica la faida, il ciclo di vendetta. E il modo più interessante è vedere come questo influisce sul protagonista, Eren Yeager.

Ma sono queste sue azioni a spingere tutto il mondo contro di lui, e a far vedere a tutti quanto sia insensato l’odio, iniziando così un difficile processo di pace globale, in un parallelo nemmeno troppo velato della Seconda Guerra Mondiale.

di Lorenzo La Bella
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