
Cosa ci dice di nuovo un libro pubblicato nel 1932? Viaggio al termine della notte è invecchiato come il vino. Forse parla più ai nostri contemporanei che ai suoi. Céline ci aveva visto giusto, ed in quasi 600 pagine è riuscito a raccontare ciò che nessuno aveva avuto il coraggio di raccontare. La denuncia al sistema di sfruttamento coloniale, l’attacco alla borghesia ottusa, la solitudine provata a New York, così come in ogni altra grande città. A ripensarci, dire che nessuno aveva provato a fare luce nell’oscurità di alcune vicende prese per buone perché impastate di nazionalismo spicciolo mi pare esagerato. Ma nessuno aveva usato i toni di Céline. Tant’è che l’editore Robert Denoël capì subito di essersi trovato tra le mani il più importante caso editoriale della sua carriera. Viaggio al termine della notte è una stralunata scuola di cinismo, a tratti anche di misantropia, ma lontano da tutte le mistificazioni, mostra l’uomo per quello che è: un animale.
di Marco Cutillo
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