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BigMama al Mic di Informare: "La musica è la mia rivincita personale"

Gianrenzo Orbassano
Gianrenzo OrbassanoRedazione Informare
8 giugno 20226 min di lettura

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BigMama al Mic di Informare: "La musica è la mia rivincita personale"

BigMama, classe 2000, rapper, è sui giornali di tutta Italia: il palco del concertone del Primo Maggio di Roma, storicamente, è una vetrina non solo dove far sentire la propria musica. Spesso, è anche la cornice ideale per promuovere dei messaggi. Specie negli anni dei social, i nuovi veicoli di un linguaggio costantemente aggiornato. Alcuni di questi giornali, dunque, hanno dato spazio a BigMama, all’anagrafe Marianna Mammone, per ciò che ha detto su quel palco, magari aggiungendo solo alla fine di ogni scritto chi è Marianna e cosa fa Marianna.

Noi di Informare volevamo una cosa diversa: far conoscere prima di tutto chi sia Marianna/BigMama, cosa pensa della musica, quali sono i suoi obiettivi nel suo lavoro. Perché, non dimentichiamoci, BigMama è innanzi tutto una cantante. E poi, come giusto e onesto che sia, farci dire qual è stasta la vera natura di quel messaggio con cui si è presentata al Primo Maggio. Una volta e per tutte, senza poter essere fraintesa.

Ti sei trasferita da Avellino a Milano per seguire la tua passione. È stata una scelta dovuta ai limiti della tua città natale?

«C’era la voglia di cambiare città. All’epoca, provai un test d’ingresso per andare a studiare in Germania. Alla fine, scelsi Milano per studiare, ma soprattutto per fare musica. Milano mi ha cambiata in meglio sia da un punto di vista personale che musicale. Quando stavo ad Avellino, i miei testi erano pieni di rabbia, di rancore e di odio. Scrivevo quello che vivevo. La città era quello che era e le persone non sono mai state così gentili con me. A Milano ho capito che il centro della mia vita sono io. L’approccio con me stessa e con la musica è cambiato. Così come cambia l’approccio con i colleghi: quando nel 2018 lasciai Avellino, c’era poca collaborazione fra i rapper. Ricordo episodi abbastanza squallidi, dove si parlava male di me che al tempo ero solo una ragazzina. Facevano dei gruppi Facebook e screenshot solo per prendermi in giro. Episodi abbastanza gravi se fatti da persone, all’epoca, di dieci anni più grandi di me».

«PHRA CROOKERS? UN GENIO. FACCIO MUSICA PER SENTIRMI BENE CON ME STESSA»

Hai collaborato con il produttore Phra Crookers, molto riconosciuto nell’ambiente hip hop. Ci puoi dire in TooMuch e Formato XXL, come è stato lavorare in studio con lui?

«Lui, e in generale l’etichetta di cui faccio parte – Pluggers – sono come dei papà della musica. Mi hanno presa che facevo dei freestyle su Instagram e mi hanno fatto crescere musicalmente. Phra Crookers è un genio, un pazzo di questa roba. Nelle prime sessioni di lavoro con Phra, ero molto in ansia e c’era molta tensione. Adesso ci conosciamo molto meglio, ho imparato a valorizzarmi e in studio si sperimenta a più non posso, tanto che ho scoperto cose di me che prima non conoscevo. Sono aperta a sperimentare cose che prima non avrei mai immaginato. Con questa esperienza, vorrei fare musica per non passare inosservata. Provo a fare della musica diversa perché io mi sento così. E credo proprio che la musica che ho portato alla luce, sia davvero».

Come nasce nel concreto un tuo testo e come gestisci questa sorta di etichetta di paladina del body positivity che vogliono appiccicarti, soprattutto quando questi testi parlano a favore di una comunità o di minoranze colpite da discriminazioni?

«In maniera molto spontanea. Voglio che sia chiara una cosa: non funziona che stabilisco a tavolino di scrivere un pezzo sul body shaming oppure sull’omosessualità. Non è questo quello che faccio. Se in un pezzo dico, ad esempio: “Sono la tipa figa con il culo enorme” per qualche motivo passerà come un messaggio body positive. Perché? Perché io sono una rapper, ma in più delle altre rapper sono grassa. A me basta esistere per mandare messaggi body positive. Quando poi, in realtà, faccio musica perché voglio stare bene con me stessa. Altro esempio? Posto una foto su Instagram mettendomi un completino in intimo. Quel post passa come se volessi mandare per forza un messaggio body positive. È ovvio, purtroppo, che facendo qualsiasi cosa io passi per la paladina della causa. Il che è anche ingiusto. Le etichette portano ad una chiusura maggiore».

«LASCIATE VIVERE LE PERSONE. I RAGAZZI HANNO BISOGNO DI CREATIVITÀ PER SALVARSI»

E arriviamo al Primo Maggio… Su Instagram ti lamentavi di chi ha completamente frainteso quello che hai detto. Noi qui, nel nostro giornale, ti vogliamo dare la possibilità di ripeterlo una volta e per tutte.

«Non sono andata su quel palco per fare giri di parole. I fraintendimenti sono arrivati comunque, poiché anche quello che non si può fraintendere verrà in qualche modo frainteso. Ho voluto mandare il mio messaggio di pace contro il bullismo e contro il body shaming. Ok, ma in realtà anche per la libertà delle persone. Il messaggio era inequivocabile: “Lasciate vivere le persone, anche le persone grasse meritano di vivere la loro vita senza limiti imposti dagli altri”. Da questo, sono arrivati a dire che le industrie dei fast-food puntano su di me come immagine per vendere di più. Ma tutto ok?!».

Un giorno ti hanno urlato cicciona, poi sei tornata a casa e hai scritto Charlotte su una base trovata su Internet. Hai avuto una reazione creativa in risposta all’ignoranza. Molti ragazzi, spesso, non hanno la stessa forza di far nascere qualcosa di creativo – una reazione positiva – da un episodio di discriminazione.

«Quando ero più piccola, covavo molto odio dentro di me e reagivo in maniera sbagliata. Ero cattiva perché intorno a me c’erano persone cattive. Ma facendo così, alimentavo il mio malessere. Ho iniziato a pensarla in modo diverso, a camminare a testa alta nonostante i commenti poco felici che mi dedicavano per strada. Trovare un modo per buttare fuori queste energie negative è l’unica soluzione per salvarsi. La musica è stata il mio sfogo, ma esistono molteplici dimensioni creative da poter coltivare. Quando un ragazzo o una ragazza riesce a trovare quella dimensione e coltivarla, per me ha vinto».

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Gianrenzo Orbassano
Redazione Informare

Gianrenzo Orbassano

Laureato in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno, scrittore e aspirante giornalista. Appassionato di musica, poesia e cultura pop. Ama viaggiare e scoprire nuove visioni del mondo, per questo fa e disfa valigie di creatività.

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