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Blessing Okoedion, il coraggio della libertà

Redazione Informare
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6 marzo 20204 min di lettura

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Blessing Okoedion, il coraggio della libertà
La Domiziana. Una strada lunga, rettilinea, su cui le macchine sfrecciano senza mai voltarsi indietro. Alcune, silenziose, si fermano ai margini della strada. Un non-luogo fuori dal tempo e dallo spazio, in cui i destini si incrociano.

Sono migliaia le giovani donne, spesso minorenni, portate in Italia con la promessa di un lavoro vero e poi costrette a vendere il loro corpo. Questa che sto per raccontare è la storia di una delle poche che è riuscita a liberarsi.

Immagine articolo
Blessing Okoedion è una donna di trent’anni. È nata in un villaggio nella regione di Edo in Nigeria. In un ambiente patriarcale in cui è molto difficile per le donne emanciparsi, con dedizione, si è trasferita in città per studiare all’università, grazie soprattutto a una famiglia premurosa che crede nell’istruzione delle donne. Avrebbe voluto fare il medico, ma essendo una facoltà troppo costosa da sostenere, si è accontentata di una laurea in informatica.

Dopo la laurea, si è trasferita a Benin City, dove ha aperto un’attività di riparazione e vendita di computer. È lì che ha incontrato la donna che le ha cambiato la vita: «sembrava una donna gentile e premurosa, apprezzava il mio lavoro. Eravamo diventate amiche». E invece si è servita della sua innocenza per ingannarla, con una proposta di lavoro in Spagna. «Mi sembrava una buona opportunità, finalmente i miei sforzi venivano riconosciuti e compensati».

La tratta non è una cosa nuova in Nigeria, se ne conosce l’esistenza, specialmente nello stato di Edo. In particolare, l’Italia non ha una buona reputazione nel paese.
«Il problema è che l’ignoravo, non pensavo mi riguardasse e che potesse mai accadermi. Tutto ciò che sapevo di quelle ragazze è che avevano viaggiato in Europa per prostituirsi. Abbiamo sempre dato la colpa a loro, credendo volessero fare soldi nel modo più semplice e rapido possibile». In realtà la maggior parte delle ragazze vengono ingannate, spesso dalle stesse famiglie, disposte a tutto per migliorare le loro condizioni di vita.

«Arrivata a Castel Volturno mi hanno detto che avrei dovuto pagare un debito di 65 mila euro, e che per farlo dovevo prostituirmi. Dopo tanti sacrifici, invece di lavorare e prendere uno stipendio, sarei dovuta finire per strada». Sola, senza documenti. Sotto continua minaccia di chi gioca sulla paura e sullo scetticismo di chi è stato ingannato.
Il meccanismo psicologico più utilizzato è quello del rito vudù, che mette sotto ricatto le ragazze e le loro famiglie, cui però Blessing non è stata sottoposta: era istruita e i trafficanti non conoscevano la sua famiglia.
«Ti fanno credere che non sei nulla, che non puoi scappare e che non c’è nessuno che ti può aiutare… le ragazze che ho incontrato mi hanno raccontato di Castel Volturno come una zona in cui la criminalità è diventata la normalità, in cui ci si è come abituati alla prostituzione, alla droga».

Nonostante ciò, Blessing non si è mai rassegnata. Dopo soli tre giorni è riuscita a fuggire e ad andare alla polizia. Da lì è stata portata in una casa di accoglienza gestita dalle suore, a Caserta. A Casa Rut trova un angolo di dignità e di speranza e scopre che l’Italia non è solo criminalità e sfruttamento, ma anche ospitalità e affetto.

Decide infatti di restarci e di fare tesoro della sua esperienza per aiutare le altre ragazze a trovare il coraggio di liberarsi.
«Questi tre giorni sulla strada mi hanno dato un’esperienza di vita grande. Mi sentivo come morta, perché mi avevano tolto la dignità che ho costruito con tanti sacrifici. Un prodotto da comprare, da consumare.
La morte fisica è più dolce rispetto alla morte interiore che vivono quotidianamente le ragazze nigeriane».

Blessing, da pedina di un fenomeno mondiale è diventata mediatrice culturale e testimone anti-tratta. Ha raccontato la sua storia in un libro, “Il coraggio della libertà”, ed è stata premiata dal Dipartimento di Stato USA come eroina e voce ispiratrice nella lotta contro la schiavitù moderna. Il suo obiettivo è spingere sempre più ragazze a mettere da parte la paura e a rompere il silenzio per ritrovare una vita degna di essere vissuta.
Nella certezza che la libertà non sia un sogno, ma una conquista.

di Giorgia Scognamiglio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°203
MARZO 2020

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  • #blessing okoedion
  • #castel volturno
  • #donne
  • #libertà
  • #storie
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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