
Bruno Daniele, primario del reparto di oncologia dell’Ospedale del Mare di Napoli, in parte convertito in ospedale per emergenza Covid-19, a marzo ha contratto il virus ed è stato ricoverato.
Oggi la professione di medico è quella di un eroe, che combatte ogni giorno per salvare la vita degli altri, rischiando la propria. A loro va tutta la nostra gratitudine.
L’abbiamo intervistato per conoscere il parere di un professionista del settore riguardo la situazione ospedaliera campana e, inoltre, per comprendere il punto di vista di un dottore che improvvisamente si è ritrovato nei panni dei suoi pazienti.
«Attualmente negli ospedali sono abbastanza disponibili i posti letto, ciò che manca sono medici specializzati, sia in rianimazione che in anestesia, ma anche nelle branche che servono a curare i pazienti con polmonite da Covid: parliamo di pneumologi, infettivologi, chirurghi e medici di medicina generale. Per far fronte a queste carenze, da un lato si è richiesto a specialisti di altre branche di fare assistenza, e dall’altro è stato chiesto alla Protezione civile di inviare più medici specializzati dalle altre regioni, per combattere l’emergenza».
«È un po’ come rompere lo specchio di Biancaneve perché dice la verità! Basterebbe informarsi leggendo i giornali, guardando ciò che viene trasmesso in televisione, ascoltando le testimonianze di chi ha avuto il Covid e l’ha superato o purtroppo, non sempre lo ha sconfitto, per capire che il virus esiste e i negazionisti non hanno nessuna base per sostenere le loro affermazioni».
«Purtroppo noi medici oncologi abbiamo riscontrato una richiesta minore da parte dei pazienti e dei controlli per paura del virus. Inoltre, la sospensione degli screening in Campania, dove il tasso è già tra i più bassi d’Italia, aggrava maggiormente la situazione che di partenza è sfavorevole. Si avranno quindi degli effetti negativi, non nell’immediato, ma nel medio e lungo termine. Sicuramente assisteremo a un incremento di diagnosi di tumori in fase più avanzata e di conseguenza con minore probabilità di guarigione».
«Al contrario di come si potrebbe pensare, l’ho contratto al di fuori dell’ospedale, tant’è che nel mio reparto nessuno dei medici è stato contagiato; questo dimostra che nelle strutture ospedaliere l’attenzione è maggiore. È importante sapere che nonostante io abbia fatto delle cure, ho superato il virus spontaneamente, poiché i trattamenti che venivano svolti allora oggi si sono rivelati inutili».
«Sono stati effettuati molti studi e ritengo che questo dato sia molto interessante poiché dimostra che le sperimentazioni servono ad evitare terapie inutili. Innanzitutto i farmaci antivirali si sono rivelati inefficienti; il cortisone, invece, si è dimostrato molto efficace così come l’eparina. Si è scoperto infatti che la trombosi rappresenta una delle complicanze più gravi del COVID. In secondo luogo i medici intensivisti hanno compreso che una ventilazione non invasiva, come quella del casco, è preferibile rispetto all’intubazione».
«Il virus purtroppo non finirà, sicuramente però sarà possibile avere mezzi come il vaccino che limiterà il contagio e ridurrà le manifestazioni gravi della malattia. C’è però un altro filone molto valido, ovvero quello degli anticorpi monoclonali: si tratta di immunoglobuline sintetiche che vengono costruite in laboratorio e che promettono una buona efficienza per coloro che dovessero comunque contrarre l’infezione».
di Benedetta Calise
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