
Martedì 24 giugno 2025 alle ore 18.00, la galleria Al Blu di Prussia in Via Gaetano Filangieri 42 di Napoli, ospiterà un incontro con Bruno Fermariello, artista e appassionato indagatore del mondo dell’arte. L’evento, promosso da Giuseppe Mannajuolo, offrirà al pubblico l’opportunità di ascoltare il racconto di un protagonista della scena artistica contemporanea che si confronta con l’arte come indagine, memoria e scoperta.

Fermariello, artista e intellettuale napoletano, accompagnerà il pubblico in un viaggio insolito tra capolavori, indagini, attribuzioni e misteri del mondo dell’arte. Un’occasione per esplorare non solo la bellezza pittorica, ma anche il lato più enigmatico della produzione artistica: quello legato a falsi, furti, ritrovamenti e storie dimenticate dietro ogni tela.
L’immagine che accompagna l’evento – scattata in un museo, davanti a un grande dipinto barocco – rafforza l’identità di Fermariello come osservatore acuto, quasi investigatore visivo, capace di cogliere ciò che sfugge a uno sguardo distratto.
Lo spazio “Al Blu di Prussia”, già noto per la qualità delle sue proposte culturali, conferma ancora una volta la propria vocazione alla valorizzazione dell’arte come esperienza critica, aperta al confronto e alla riflessione.
La Fondazione Mannajuolo trae il nome da una famiglia che, a partire dalla fine dell’Ottocento, ha lasciato un’impronta significativa nella cultura, nell’urbanistica e nell’architettura di Napoli. Giuseppe Mannajuolo, in collaborazione con gli ingegneri Ricciardi e Borrelli, sostenne i progetti dell’architetto Giulio Ulisse Arata, portando alla creazione di opere emblematiche come l’asse viario di via Filangieri – via dei Mille, cuore del quartiere borghese che incarnava lo spirito della belle époque. Tra queste spicca Palazzo Mannajuolo, con la sua celebre scala ellittica, considerata un capolavoro dell’architettura floreale italiana. Allo stesso gruppo si deve anche la realizzazione delle Terme di Agnano.

Nel secondo dopoguerra, Guido Mannajuolo diede vita alla galleria Al blu di Prussia, divenuta un vivace crocevia delle avanguardie artistiche degli anni Cinquanta. Qui si radunò il Gruppo Sud, con artisti come Montefusco, Barisani, De Stefano e Tatafiore, che attraverso il Manifesto della secessione delle arti figurative e plastiche animò un acceso dibattito tra realisti e astrattisti, cercando una sintesi tra linguaggi contrastanti.
Definita “un buco elegante nell’elegantissima via Filangieri”, la galleria rappresentò un esempio di mecenatismo illuminato, aperto alla sperimentazione e alla novità, lasciando un segno indelebile nella storia dell’arte napoletana e nazionale, ricordato da critici come Marinetta Picone, Renato De Fusco e Nicola Spinosa.
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