
Siamo ai calci di rigore per una partita che sarà ricordata come leggendaria. Per le strade di Buenos Aires, si aggira sulla bicicletta il giornalista di Sportitalia Tancredi Palmeri. Sta registrando un video. Prima il silenzio, tensione palpitante e squilli di trombe da stadio: clima perfetto prima di un calcio di rigore decisivo, quello valido per una finale del Mondiale.
Montiel segna ed esplode la festa nelle strade della capitale argentina, Buenos Aires. Lionel Messi corona il sogno di vincere il Mondiale, così come Diego Armando Maradona. L’Argentina è di nuovo Campione del Mondo dopo 36 lunghi anni. Intanto in città è esplosa la festa.
Tanto si è parlato di questo anomalo mondiale invernale. Figlio di intrecci economici, il mondiale qatariota, in balìa alle più rumorose polemiche degli ultimi anni. La kermesse sportiva in Qatar ha rappresentato a tutti gli effetti il trionfo non solo dei giochi di potere quanto più della violazione dei diritti umani in ogni loro forma.
Fortemente voluta dalla famiglia Al Thani la Coppa del Mondo 2022 è stata assegnata al Qatar nel lontano 2010. E d’allora nella penisola araba si è pensato a come rendere indimenticabile la prima edizione nel mondo orientale della manifestazione sportiva più seguita al mondo. Ottenuta l’assegnazione dunque i qatarioti si sono impegnati in progetti di ristrutturazione e costruzione di stadi e infrastrutture volte a ospitare partecipanti e tifosi. Ma qual è dunque il problema? In primis, doveroso è citare la condizione precaria di oltre due milioni di lavoratori migranti da Asia e Africa i quali hanno costituito il 90% della forza lavoro. In secondo luogo vi è la questione dei diritti negati non solo ai sopracitati ma anche alle minoranze, alle donne e alla comunità LGBTQI+
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