
La camorra richiede sempre più la disponibilità di professionisti,
di funzionari pubblici sensibili alle lusinghe corruttive
È stata resa nota la relazione semestrale del Ministro dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA). La relazione riguarda l’attività criminale sul territorio italiano durante il primo semestre del 2021 quando, nonostante il perdurare della pandemia da Covid-19, “le organizzazioni criminali si sono mosse secondo una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio, elemento fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza”.
Nella parte che riguarda la Campania la relazione restituisce il quadro di un fenomeno mafioso caratterizzato da stabili equilibri criminali consolidatisi nel tempo. Il complesso sistema criminale della camorra consente la coesistenza di gruppi criminali minori che operano in maniera coordinata con i grandi cartelli mafiosi. Secondo l’analisi della DIA di Napoli, guidata da Maurizio Vallone, la camorra ha la capacità di generare grandi profitti e grandi truffe assicurative telematiche.
È abile a controllare le aste giudiziarie, e settori imprenditoriali delicatissimi per la stessa sicurezza pubblica e privata, insieme alla logistica. La camorra attua frodi fiscali di enormi dimensioni, controlla il ciclo dei rifiuti, gran parte degli appalti strumentali alla gestione della sanità pubblica e privata, e gestisce gigantesche speculazioni immobiliari, in particolare di quelle legate alle grandi infrastrutture produttive e di distribuzione commerciale.
Durante l’evento sono state presentate le mappe investigativo-giudiziarie delle alleanze di camorra a Napoli elaborate dalla Procura e dalle Forze dell’ordine partenopee. Gli schemi mostrano l’esistenza di una fitta rete di relazioni che smentisce l’idea di una mafia partenopea parcellizzata. Diversamente restituiscono l’immagine della camorra organizzata in un vero e proprio “sistema” basato su stratificati e complessi livelli decisionali, su una struttura criminale consolidata sul territorio e dotata di un direttorio per la gestione e il coordinamento dei gruppi subordinati.

A farla da padrona a Napoli è la cosiddetta “Alleanza di Secondigliano” alla quale fa capo il controllo delle attività dei gruppi camorristici operanti nella città di Napoli e nell’area metropolitana. Una camorra più che mai protesa a farsi impresa attraverso strumenti privilegiati quali la corruzione, il riciclaggio, l’intimidazione ambientale e le collusioni che ne derivano mediante traffici commerciali e affari alimentati da una potenza economica assicurata principalmente dal traffico di droga. A Napoli la camorra permane rinvigorita e rinnovata nonostante alterne vicende di agguati e di repressioni giudiziarie, capace di riemergere secondo evoluti modelli di espansione e la cui leadership coincide con figure di professionisti che ricoprono posizioni di controllo.
La crisi di liquidità acuita dalla pandemia ha rappresentato un’emergenza che ha colpito, tra gli altri, i commercianti spingendoli a chiedere prestiti a tassi usurai a soggetti legati alla criminalità organizzata per la difficoltà a finanziarsi attraverso il sistema creditizio ordinario. Nel semestre la sola Prefettura di Napoli ha emesso 41 provvedimenti interdittivi antimafia nei confronti di imprese operanti in vari settori e considerate riconducibili ai clan di camorra o comunque a rischio infiltrazione.
Proprio grazie alla spiccata capacità di mimetizzazione le “risorse criminali” di cui dispongono i cartelli camorristici richiedono sempre più la disponibilità di professionisti, di funzionari pubblici sensibili alle lusinghe corruttive, di amministratori locali infedeli e soggetti che sono in condizione di traghettare l’organizzazione criminale ad un livello d’infiltrazione più profondo.
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