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Capire la Cina: le tasche piene di soldi e le mani sull'occidente

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31 ottobre 20194 min di lettura

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Capire la Cina: le tasche piene di soldi e le mani sull'occidente
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Luca Marfè, giornalista-esperto di relazioni internazionali

WASHINGTON – Vista da qui, la Cina è un colosso e mette anche un po’ di paura.
Di certo, ne ha Donald Trump che, tra dazi e pugni sbattuti sul tavolo, stima Xi Jinping fino a temerlo. Il tycoon è abituato a fare la voce grossa con tutti, ma è persino sedotto dal potere personale e imperiale del suo omologo orientale. Ancor più spaventati sono i suoi consiglieri per la sicurezza, specie sul fronte tecnologia che traccia il profilo di un “dragone” pronto a conquistare il mondo con il 5G e più in generale con il cosiddetto know how, ovvero l’insieme di conoscenze che l’Occidente le ha imprudentemente messo tra le mani, pensando di poter utilizzare la Cina come fabbrica a basso costo da qui all’infinito.
La telefonia cellulare è un esempio classico, calzante e immediato: Apple sposta la sua produzione tra Shanghai e dintorni e i cinesi a poco a poco apprendono, neanche troppo velatamente rubano, addirittura migliorano.

Il risultato?

Oggi, a firma dei suoi marchi, Pechino è in grado di realizzare dispositivi caratterizzati da un’avanguardia maggiore e da prezzi inferiori, potenzialmente ridicoli, che vengono tenuti su livelli di mercato per finalità quasi strategiche, ovvero per non apparire eccessivamente economici e di conseguenza poco affidabili agli occhi dei consumatori. La contro invasione, insomma, è già cominciata.
Ed è legata a doppio nodo al dossier sicurezza. Perché di qui a un passo tutto sarà connesso a tutto. Telefoni, computer, automobili, semafori, telecamere di sorveglianza. Tutto.
Questo proietta, sì, la società nel futuro. Ma proietta anche il futuro della società nelle mani di chi gestisce questo tutto. E se a gestire è Huawei, come temono gli americani, equivale a dire che a gestire è l’impero di Xi. Perché di distinzione tra pubblico e privato, anche nella Cina di oggi, non c’è nessuna traccia.
Il punto, però, prima di venire alla posizione italiana, è che gli Stati Uniti non soltanto hanno consentito tutto questo a colpi di leggerezze, ma hanno anche accumulato un ritardo tale per cui di fatto non sono ancora pronti ad offrire al mondo alcuna alternativa concreta. I cinesi, sì, lo sono. E stanno entrando dalla porta principale.
Proprio in Italia, ad esempio, dove aleggia qualche barlume di resistenza, invocato e rianimato da Trump in persona, con Conte prima e con Mattarella poi. Ma dove Huawei e soci sono già realtà e non aspettano altro che il via libera per cominciare ad installare il domani. E così in tutta Europa e altrove nel globo.

Inoltre, non contenti e assai lungimiranti, gli orientali con una mano si stanno comprando terre ovunque mentre con l’altra stanno regalando infrastrutture. “Regalando” si fa per dire, visto che un attimo dopo busseranno alla porta dei Paesi in via di Sviluppo (africani in particolare) per vendergli qualsiasi cosa e, fattore ancor più determinante, per garantir loro il nuovo supporto politico che fa il pari con il vecchio colonialismo economico.
Nel frattempo, l’invasione si materializza anche nelle facce: la Cina è lo Stato più popoloso al mondo, le sue genti hanno accumulato enormi ricchezze e si spostano come e dove vogliono per investire. Catene commerciali, multinazionali, società sportive e, perché no, piccoli negozi di quartiere. La lingua dei soldi è il cinese e ce ne siamo già accorti da un pezzo.

Si può resistere?

No. Specie con un’economia in crisi come la nostra. Gli americani ci stanno provando, ma sono a loro volta in difficoltà, per l’appunto in ritardo. Si può, però, avere a che fare con la Cina. Si deve tenere alla porta su fattori chiave quali le attività di governo e le quotidianità dei singoli cittadini.
Ma si deve accogliere con un sorriso, a seconda del caso più o meno finto, in quanto a relazioni economiche e commerciali. Proprio il suo interscambio con gli Usa era l’oggetto e il titolo della mia tesi di laurea, risalente oramai a molti anni fa. È lì che si deve investire, è lì che non abbiamo ancora capito ed è lì che esiste la possibilità di vincere.

 

di Luca Marfé

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°199
NOVEMBRE 2019

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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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