
Il Garante dei Detenuti della Provincia di Caserta Don Salvatore Saggiomo: “Il 2025 anno difficile anche per il territorio casertano, il 2026 deve cambiare passo”
Nella giornata di lunedì, il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Caserta, don Salvatore Saggiomo, insieme al collaboratore Antonio Benedetto, ha effettuato una visita istituzionale presso il Carcere Militare di Santa Maria Capua Vetere, una delle strutture penitenziarie presenti sul territorio provinciale. L’incontro ha rappresentato un momento di augurio per l’inizio del nuovo anno, ma soprattutto un’occasione per rafforzare il rapporto di collaborazione tra le istituzioni locali, in una fase complessa per il sistema carcerario che coinvolge direttamente anche la provincia di Caserta.
La chiusura del 2025 consegna un bilancio particolarmente critico per il mondo penitenziario: oltre settanta suicidi nelle carceri italiane, un dato drammatico che trova riscontro anche nel forte disagio presente negli istituti del Mezzogiorno. A questo si aggiunge un sovraffollamento medio nazionale pari a circa il 139%, con ripercussioni concrete sulle condizioni di detenzione e sul lavoro quotidiano del personale penitenziario. Anche nel Casertano restano evidenti le difficoltà legate all’applicazione delle misure alternative alla detenzione, che potrebbero alleggerire la pressione sugli istituti e favorire percorsi di reinserimento sociale, ma che continuano a essere utilizzate in misura limitata.
“Il 2025 è stato un anno segnato da sofferenza e solitudine dietro le sbarre, anche nel nostro territorio. Ogni suicidio rappresenta una sconfitta per lo Stato e per la comunità”, ha dichiarato il Garante Saggiomo. “Il 2026 deve diventare l’anno di un cambio di passo concreto: servono risposte serie, investimenti e attenzione costante ai diritti, senza mai perdere di vista la sicurezza e la legalità”.
L’Ufficio del Garante dei detenuti della Provincia di Caserta continuerà a operare sul territorio con attività di monitoraggio, ascolto e confronto istituzionale, mantenendo alta l’attenzione sulle condizioni di vita delle persone detenute.
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