
L’ultima volta che avevo parlato di Castlevania, avevo esaminato delle sfide che un creatore può trovarsi a dover affrontare nell’adattare una serie videoludica ad un medium puramente narrativo, come il cinema o la televisione.
Questo è un discorso valido per le prime due stagioni, create proprio come adattamento, mentre per la terza e questa quarta e ultima, le quali sono quasi del tutto originali, il discorso non vale. Il colpo da maestro dell’adattamento, ossia rendere palpabili i legami tra i tre protagonisti (Trevor Belmont, Sypha Belnades, Adrian ‘Alucard’ Tepes) e il mondo intorno a loro ha permesso alla serie di svilupparsi in direzioni nuove. Se le prime due stagioni costituivano il loro trionfo contro il padre di Alucard, Dracula, e la costruzione del loro rapporto, le seguenti lo mettono a dura prova.
Nella terza stagione, Alucard (che è ancora un ragazzo), lontano dai due amici, deve fare i conti con il trauma di aver dovuto uccidere suo padre e il subire le manipolazioni di una coppia dei giovani che vogliono impossessarsi dei suoi poteri. Contemporaneamente, Sypha e Trevor si ritrovano sempre più logorati da nuove minacce su scala più piccola e dalla crudeltà umana, cose che mettono il loro amore a dura prova.
La quarta stagione (Castlevania 4) è l’opportunità per questi personaggi di ritrovarsi e redimersi, tornando ad aiutare persone innocenti come avevano fatto nella prima stagione e ricomponendo il proprio rapporto grazie alla voglia di costruire qualcosa di buono nell’orrore in cui vivono.
È comunque una strada dura. Alucard viene risvegliato dalla sua depressione da un villaggio in pericolo, e trova l’amore in Greta, il leader di una comunità multietnica che porta un sorriso in mezzo a tutta la sua angst. Trevor e Sypha iniziano la stagione con la loro relazione ridotta ai minimi termini, ma ritrovandosi faccia a faccia con un gruppo di fanatici che rappresentano quello che loro potrebbero diventare se continuano a combattere i mostri e basta.
Tutti e tre vengono nel frattempo manovrati dal villain di queste due stagioni, il Conte di San Germain. Egli è una personificazione dell’amore tossico, votato a far risorgere la propria amata con innumerevoli sacrifici alla Morte, un vampiro che vuole orchestrare il ritorno di Dracula per continuare a nutrirsi della sofferenza che causa.
E la genialità del finale sta proprio in come questi villain vengono sconfitti. Se San Germain viene battuto dal trio riunito a simboleggiare la solitudine che viene vinta dalla solidarietà, la Morte viene battuta da Trevor da solo. Trevor è stato per tutta la serie il più debole del gruppo, il meno acculturato, il più ‘barbaro’ e il primo a ricorrere alla violenza per risolvere le situazioni.
In quest’ultima battaglia (Castlevania 4), dà fondo a tutte le sue conoscenze di cacciatori di mostri e a tutto il proprio bagaglio di violenza per fare ammenda e rigettare il sangue, la vendetta, combattendo un’ultima volta per non dover combattere mai più.
E quando anche la Morte è vinta, e il dolore non fa più paura…si può ricominciare a ricostruire.
di Lorenzo La Bella
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