
Da dove veniamo? Che cos’è la vita? Quanto è profondo e buio l’universo? A queste e tante altre domande provano a rispondere gli admin della pagina Facebook da 300k follower “Chi ha paura del buio?” – fondata da Massimiliano Bellisario per promuovere il suo libro omonimo – Lorenzo Colombo, Matteo Miluzio e Filippo Bonaventura, tre giovani astrofisici, con master in comunicazione della scienza, punto di forza della loro qualità di divulgazione.
«Inizialmente si parlava di tempeste solari e attività solare, ovvero gli argomenti del libro di Massimiliano. Con il tempo si arrivò all’astronomia a tutto tondo, a tematiche ambientali come riscaldamento globale e crisi climatica. Negli ultimi anni il progetto si è espanso su Instagram e YouTube, anche grazie alle nostre seguitissime dirette, e fuori dai social con una trasmissione TV, eventi dal vivo in tutta Italia – vi confessiamo che, purtroppo, non ci è mai capitato di fare eventi dal vivo in Campania. Contiamo di recuperare quanto prima- e due libri pubblicati con Rizzoli, Se tutte le stelle venissero giù (2020) e L’universo su misura (2021)».
«Il James Webb Space Telescope, lanciato il 25 dicembre 2021, è il telescopio spaziale più avanzato mai realizzato. E anche il più grande, con uno specchio primario di ben 6,6 metri di diametro. Osserverà principalmente negli infrarossi e sarà uno strumento “tuttofare”: ci permetterà di osservare le primissime galassie agli albori dell’universo, spiare le stelle e i pianeti in fase di formazione, ma anche di conoscere meglio i corpi minori del nostro sistema solare e di individuare nei pianeti extrasolari indizi di un’eventuale presenza di vita. È stato progettato per aiutarci a rispondere a molte grandi domande astronomiche che tuttora sono senza risposta. Non c’è dubbio che, come il veterano “Hubble”, ci consentirà di fare un enorme salto di qualità nella nostra comprensione del cosmo».
«La buona notizia è che non abbiamo ancora oltrepassato il punto di non ritorno. La cattiva è che, però, ci siamo estremamente vicini e non stiamo facendo abbastanza. La recente COP26 di Glasgow, nonostante alcuni spunti incoraggianti, si è conclusa con una parziale delusione per molti. La crisi climatica non è in cima alla lista delle priorità delle economie più avanzate, pur essendo una delle sfide più grandi mai affrontate dalla nostra specie. Le resistenze sono di natura economica e ideologica, occorre ristrutturare l’intero sistema socio-economico e dare alternative al capitalismo. Mentre la febbre del pianeta continua inesorabilmente ad alzarsi, stiamo ancora lottando con chi nega l’esistenza del problema o che sia causato da noi. Fortunatamente la sensibilità sta crescendo, specialmente tra i giovanissimi, ma una cosa è certa: la soluzione non arriverà dall’alto. C’è bisogno di un’azione urgente e decisa di natura transnazionale e che coinvolga tutti, dalla sfera della policy a quella cittadina. Possiamo farcela, ma dobbiamo prendere il problema sul serio e agire sin da subito».
«I Flegrei e il Vesuvio sono notoriamente tra le strutture vulcaniche più pericolose al mondo. Sono due bestiole molto diverse, ma il denominatore comune è che sorgono in una delle aree più popolate d’Italia, mettendo in pericolo innumerevoli vite. Dei Campi Flegrei non preoccupano tanto le eruzioni catastrofiche (che non possono sfuggire al nostro monitoraggio), ma quelle intermedie che, come quelle del Vesuvio, danno relativamente poco preavviso e sono tutt’altro che trascurabili. Fortunatamente la zona è ampiamente monitorata ed esistono piani di evacuazione, ma è fondamentale non abbassare mai la guardia neanche per un istante».
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE
N°227 – MARZO 2022
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