
È questo l’interrogativo con cui siamo partiti lo scorso Novembre nel Centro Aggregazione di Castel Volturno. “Dietro la cattedra” c’erano nomi e volti esperti del cinema e del territorio che hanno cercato di ferire e di emozionare durante uno degli incontri di apertura del Festival del Cinema di Castel Volturno. Si è svolto un acceso ed energico dibattito nato con l’obiettivo di mettere in risalto un territorio condannato dalla storia ma che, grazie alla produzione cinematografica degli ultimi anni, sta riscoprendo le sue potenzialità.

Difatti, è importante notare come negli ultimi anni alberghi tra i copioni dei registi il desiderio di rivalutare territori che sono stati per anni abbandonati. Raffaele Cortile ha realizzato un focus sulla città ospitante il festival, Castel Volturno, sottolineando il suo essere lontano dalla devastazione con cui siamo abituati a vederla.
«È un comune enorme in cui c’è di tutto. Questo posto funziona perché è un miracolo, una congiuntura astrale che raccoglie quella che è l’Europa del futuro. C’è l’alta borghesia, la borghesia decaduta, gli immigrati, i laghi, la campagna, il fiume. Non è solo il posto distrutto e occupato abusivamente. È un posto in cui si campa anche, non si sopravvive soltanto».
Si è discusso di cinema, di giornalismo e di deontologia, ma ora fermiamoci a riflettere. Sembra che il giornalismo stia diventando, non lentamente, sempre più cinematografico. Nelle ultime inchieste troviamo una voce narrante e uno stile quasi documentaristico-cinematografico. È possibile che in un’evoluzione futura ci potrà essere questa sfumatura del giornalismo più visivo?
«Già sta avvenendo con le nuove tecnologie, c’è molto web» – ha confessato Ottavio Lucarelli – «E tutto ciò sta coinvolgendo molto i giovani.

Le nuove generazioni hanno colto il nuovo elemento della multimedialità. Resta importante la buona scrittura e la carta stampata, sono importanti le sinergie. L’aspetto più cinematografico, più filmico del giornalismo c’è e si svilupperà sempre di più».
Continuiamo a parlare con Ottavio Lucarelli di giornalisti che finiscono sotto scorta, questa volta che sotto scorta c’è finita una senatrice a vita, Liliana Segre…
«Questa è una vergogna assoluta, c’è una grande mobilitazione da parte di uomini e di donne democratici di questo Paese, da parte di chi sente la democrazia, il rispetto delle persone e della storia. Purtroppo viviamo un momento difficile, è necessario che si alzi la voce. Le persone democratiche alzino la voce nei confronti di un fascismo e di un’intolleranza che sta crescendo. Fino a qualche anno fa c’erano dei focolai, ma era inimmaginabile che crescessero in modo così esponenziale…»
di Giovanna Cirillo
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