
La storia è caleidoscopica. Definiamo storia la risultante di una serie di forze di cui è facile intuire l’esistenza, più difficile è restituirne i contorni per chi se ne pone l’obbiettivo. La mostra “Napoli Napoli”. Di lava, porcellana e musica” è un esperimento riuscito, un tuffo nella Napoli del ‘700 capitale del regno, dagli anni di Carlo di Borbone a quelli di Ferdinando II.
Esposta al Museo e Real Bosco di Capodimonte «la mostra riesce ad arrivare a tutti non stanca e diverte. Può anche essere rivista e ci si troverà sempre uno spunto nuovo».

Nel frattempo, utilizzando l’applicazione del Museo, è possibile ascoltare, a mo’ di colonna sonora, una serie di opere musicali che accompagnano lo spettatore nella visita e lo trascinano verso tempi lontani, ormai andati. Della mostra ne abbiamo parlato con Alessandra Zaccagnini, storica dell’arte e co-curatrice di “Napoli Napoli”.
«È un’esaltazione della Napoli a cavallo tra il diciottesimo ed il diciannovesimo secolo. È una Napoli di lava porcellana e musica, serviva anche a creare un rimo nel titolo della mostra stessa. Questi sono gli elementi principali che si ritrovano. Il curatore della mostra è Sylvain Bellenger, mentre io sono co-curatrice insieme a tante altre persone. Ognuno di noi ha avuto dei compiti specifici, ci siamo occupati della parte storico-artistica e dell’allestimento».
«Noi volevamo esaltare il gusto del tempo, di quel tempo. E quindi il dialogo continuo tra le varie arti: la porcellana, la lavorazione delle terraglie, la sartoria e ovviamente la musica e il teatro. Tutte le arti che parlano tra di loro e arrivano a raccontare una storia comune. In ogni sala c’è un vero percorso. La storia anche divertente che vogliamo raccontare riguarda i manichi che sono esposti: scappati dal teatro San Carlo, sono tornati a Capodimonte per scappare dalla finzione».
«La mostra è un’esaltazione anche delle grandi imprese volute da Carlo di Borbone, tutte le manifatture reali.
La volontà di aprire la manifattura di porcellana, anche mediata dall’influenza di sua moglie, Maria Amalia di Sassonia, che aveva ricevuto in eredità da Augusto il Forte la manifattura di Meissen, l’oro bianco di Sassonia che aveva fatto nascere negli altri regnanti il desiderio di possedere la propria produzione di porcellana. Quindi la porcellana è predominante nella mostra, ma non solo».
«Sì è vero, secondo me sì. Poi abbiamo fatto anche un grande lavoro di comunicazione. Nelle sale ci sono anche dei pannelli dedicati ai bambini, realizzati nella speranza di arrivare davvero ad ogni persona».

di Marco Cutillo
TRATTO DAL MAGAZINE INFORMARE N° 215
MARZO 2021
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