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Commissione Segre: le leggi già esistono, l’istruzione latita

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7 dicembre 20194 min di lettura

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Commissione Segre: le leggi già esistono, l’istruzione latita

L’approvazione in Senato, 30 ottobre scorso, della “Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza”, ha scatenato polemiche e attacchi strumentali, causando uno scontro che attraversa tutto il Paese.

La miccia si è innescata subito dopo lo scrutinio, quando i 98 astenuti (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia) non hanno ritenuto di doversi alzare in piedi e applaudire una mozione non votata. Quello che dovrebbe essere il consolidato diritto di mostrare dissenso, si è trasformato per molti in un ignobile atto traducibile in razzismo e antisemitismo. È proprio con queste poche righe che si riassume la polemica sulla mozione Segre.
Il rischio di censura politica è alto e tangibile.
Assodata la gravità di tutti gli atti persecutori e discriminatori volti a ledere i diritti fondamentali dell’uomo (Dichiarazione universale delle Nazioni Unite 1948), l’istituzione di una commissione di contrasto a tali fenomeni sembrerebbe lodevole, se non fosse per i numerosi strumenti costituzionali (Costituzione della Repubblica Italiana – Articoli 2, 3, 13, 19, 24, 25, 27, 37, 79 e 111) e giuridici (legge Scelba, legge Mancino) già in applicazione nel nostro Paese, oltre alle numerose iniziative del Parlamento Europeo e quelle dell’ONU. Pertanto, nasce spontaneo il dubbio sull’effettiva necessità di una Commissione politica.

L’appiglio trovato nel contenimento delle minacce e delle offese tramite il web non regge, vista l’esistenza della Polizia Postale.

Per quanto riguarda il reato d’istigazione, il codice penale (art. 110, 414, 414-bis, 604-bis) ne sancisce casi e condanne. Anche i famosi hate speach rientrano nel reato d’istigazione, assieme alle fake news, a loro volta punibili per diffamazione e ingiuria.
L’utilizzo di vocaboli stranieri non cambia il reato. Se ne deduce una mossa politica che non ha nulla a che fare con l’intolleranza, ma è mera volontà di porre freni all’espressione del libero pensiero, andando oltre le leggi in vigore.
La giurisprudenza comunitaria ha affermato che la libertà di espressione è una delle condizioni di base per il progresso della società democratica e per lo sviluppo di ciascun individuo. Essa riguarda non solamente le informazioni e le idee accolte come favorevoli o inoffensive, per le quali non vi è esigenza di garantirne tutela, quanto piuttosto quelle che urtano, scioccano, inquietano o offendono una parte qualunque della popolazione, come richiede il pluralismo, la tolleranza, lo spirito di apertura, senza il quale non esiste la società democratica.
Il gioco della censura non fa altro che aumentare la tensione su temi che dovrebbero essere affrontati con calma e circospezione, perché il reato di opinione è cosa gravissima, costituente dei peggiori totalitarismi e che si scontra con l’articolo 21 della Costituzione: «Tutti hanno il diritto di manifestare pubblicamente il loro pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Il limite della libertà del cittadino è il reato, conforme a quanto previsto dal codice civile e penale già citato.
L’intento etico e nobilissimo della Senatrice Segre di porre rimedio al regresso sociale del Paese merita tutta la nostra stima, ma ciò non toglie che il testo della Commissione risulti inadeguato, confuso e antidemocratico nella misura in cui la commissione si arroga il diritto di rimuovere contenuti web senza alcuna forma di contraddittorio assumendosi il potere di «giudice giudicante» che non dovrebbe avere (Corte Costituzionale con sentenza 231 del 1975).
Non è con nuovi divieti che si affronta la decadenza etica, civile e culturale del nostro tempo, in cui è evidente, ad esempio, l’incapacità della scuola di formare buoni cittadini capaci di discernere e di orientarsi con il proprio cervello, dopo il crollo delle ideologie novecentesche. Basterebbe occuparsi più dell’istruzione attraverso anche l’educazione civica, obbligatoria e con voto, perché «La Legge non ammette ignoranza», ma la politica la sfrutta.

 

di Maria Rosaria Race

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°200
DICEMBRE 2019

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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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