

Della competenza di Falcone nessuno, in teoria, si poteva permettere di controbattere, ma anche il magistrato con la maggior conoscenza dei meccanismi mafiosi fu costretto, a volte, quasi a difendersi.
Lo stesso Falcone, infatti, più volte affermò: “Devo sempre dare delle prove, fare degli esami”.
In verità, il primo riferimento che mi venne in mente quando lessi il titolo del libro, credo nel lontano 1995, fu il famosissimo film con il medesimo titolo (Cose di cosa nostra) con Vittorio De Sica e Aldo Fabrizi. Nel film di Steno, la mafia italo/americana veniva fortemente derisa, un po’ come ha riproposto il dott. Catello Maresca nel libro “Male Capitale” nei confronti del clan dei casalesi campano.
Prima di tutto, una coscienza antimafiosa diffusa. Proprio a Castel Volturno è possibile testimoniare la presenza costante della Federazione delle Associazioni Antiracket (FAI) che, oggi più che mai, offre un diretto e costante riferimento contro pizzo e usura.
Un altro fatto, non da poco, è la diffusione, basata sull’unicità ed esemplarità, della legislazione italiana a livello internazionale per la lotta alla criminalità organizzata partendo dalla creazione delle procure distrettuali antimafia e della direzione nazionale antimafia (DNA). Pietro Grasso, ha più volte affermato: “Abbiamo creato il veleno, ma abbiamo creato anche l’antidoto”.
Un altro aspetto positivo è il racconto fatto negli ultimi anni da parte di magistrati impegnati in prima linea contro le mafie. Anche in questo caso sono piovute alcune critiche per la sovraesposizione mediatica; io credo semplicemente che sia il giusto diritto da parte dei magistrati, che sono anche cittadini, di poter raccontare quanto vissuto, soprattutto cosa vuol dire essere perennemente sotto scorta.
Il primo capitolo del libro/intervista di Falcone l’ho riletto molte volte, perché parla delle “violenze” perpetrate dai mafiosi, non solo in termini di capacità di fuoco, quindi come possibilità di uccidere, ma anche come mezzo di annientamento della dignità umana.
Ci tengo a citare un passaggio del primo capitolo che ritengo utile per alcune riflessioni sullo stato criminale attuale della Campania e della provincia di Caserta in particolare:
Siccome ritengo che tale pensiero sia tutt’oggi condivisibile, cosa sta succedendo in Campania e in provincia di Caserta? Visto che il numero di omicidi inquadrabili negli “scontri tra bande rivali”, si sono ridotti al lumicino, chi sta garantendo questa “pax mafiosa”? Una sola grande famiglia garantisce per tutti o siamo di fronte ad una nuova Alleanza extraprovinciale?
Ulteriori domande ci porremo nei prossimi numeri, utilizzando sempre gli insegnamenti di circa 20 anni fa del dott. Giovanni Falcone.
di Angelo Morlando
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