
Lascia il lavoro in banca e diventa pizzaiolo. “Seguite la vostra passione, amare ciò che fai è l’unica vera vittoria”
“Sono un treno che non si ferma”. Inizia così la chiacchierata con Pasquale Di Maio. La metafora è calzante, il lungo viaggio parte da Posillipo, per poi passare da Mondragone fino agli Stati Uniti, precisamente Minneapolis in Minnesota, e non è ancora finito. Lì oggi il napoletano conduce la sua vita da pizzaiolo-imprenditore con grande successo. Piccolo particolare, Pasquale ha un passato da impiegato in banca, lascia il lavoro per il Sogno Americano, qui ci racconta le tante emozioni provate durante il tragitto.
«Comincia da ragazzo, la mia famiglia aveva ristoranti e pizzerie in giro per Napoli. Ero un adolescente, in cerca di soldi per coprire le spese, lavoravo con loro e lì il colpo di fulmine per la cucina. Tuttavia seguii le orme di mio padre, era un bancario. Prima il diploma, poi la laurea, poi il lavoro in banca. Una carriera decennale piena di successi tanto che venni premiato con un posto in una filiale di Mondragone, vicino casa mia, quale miglior cosa poteva capitarmi? Invece fu la peggiore».

«Non sono un tipo da ufficio, non amo i neon e le scrivanie, mi sentivo un numero e basta, non ero soddisfatto, sentì il bisogno di evadere per un po’. Feci un viaggio in America, raggiunsi mio zio in Minnesota, da quel momento tutto cambia. Una villa, una Cadillac, due ristoranti, viveva una vita da sogno, fu lui in modo scherzoso a propormi di ritornare un giorno se avessi voluto. Ebbi la visione per le “grandi cose”, gli USA erano il mio unico pensiero».
«Tornai l’anno successivo, conobbi una ragazza, sarebbe poi diventata mia moglie. Per tre anni Italia-Minnesota andata e ritorno tanto che le autorità statunitensi iniziarono a tenermi d’occhio per tutte le volte che timbravo il passaporto (ride ndr). Mi decisi, in banca non volevo starci, tornai in Italia solo per fare bene le valige e per rassegnare le dimissioni. Così un nuovo inizio».
«New life. Un anno e mezzo in California, lavoravo come rappresentative manager in uno Yacht Club, un’occasione per imparare bene la lingua ma la mia passione era la pizza. Tornai in Minnesota per la scomparsa di mio zio, rimasi lì. Iniziai a lavorare nel suo ristorante facendomi conoscere con il nome di “Gigi” cosi lo chiamavano. Era famoso da queste parti, arrivò in America dopo il militare, fu uno dei pionieri della cucina italiana a Minneapolis, in particolare di quella partenopea, cucinava tipici piatti napoletani e alle strane richieste americane dei clienti reagiva molto male (ride ndr). Oggi sono il titolare di tre catering: Vesuvio’s, pizza e cucina italiana, Chuckwagon, linea barbecue, e Special Events, tutto il gourmet. Grazie ai tre web site riesco a seguire bene la clientela rispondendo a tutte le esigenze, anche la preparazione delle location servendo tavoli, sedie e tendoni».

«Sei fortunato mi dicono. La fortuna te la costruisci da solo. Sono partito con mille euro, sporcandomi mani e vestiti nei ristoranti, ho” rubato” il mestiere e con i dollari messi da parte ho iniziato il mio business creando un web site che era “na chiavica”. Il mio successo è legato in modo particolare alla pizza, ma non nasce per caso o per fortuna. Dieci anni fa organizzai una festa col vicinato, comprai un piccolo forno e servì le mie prime pizze sperimentali. Dopo un mese, una signora bussò alla mia porta chiedendomi di cucinarle al battesimo della figlia, pagandomi chiaramente. Per gentilezza accettai senza soldi, fu un successo. Da lì l’idea: una licenza, un vecchio furgone e due pale per gli impasti. Con le feste iniziavo a fare soldi. Introdussi la pizza che avevo imparato a fare nel menu del ristorante – mio zio faceva solo cucina – da quel momento il business esplose. La pizza ne è tuttora il motore, è grazie alla pizza che i giornali parlano di me (ride ndr)».
«Tutti i giorni (ride ndr). Scherzi a parte, paese che vai usanza che torvi, la pizza è Napoletana, ma il 30% del mio fatturato è rappresentato dalla “Hawaiana”: prosciutto, mozzarella e ananas. Ai clienti piace e mi adeguo. Tuttavia non mi concedo a tutto. Tipo alla “Deluxe” con peperoni, salsiccia e ananas, mi rifiuto è troppo (ride ndr). La pizza qui va forte, viaggio con sette forni accesi ogni giorno, ho anche un progetto in cantiere, una new opening, stay tuned».
«Un onore. Organizziamo grandi eventi, come le due crociere del pizzaiolo una nell’Adriatico, l’altra nel Mediterraneo, a bordo delle quali abbiamo tenuto corsi, promosso scuole per colleghi che vogliono specializzarsi o diventare istruttori. Ma soprattutto offriamo la possibilità di imparare il mestiere. Grazie ai nostri sponsor, serviamo tutto il materiale del mondo pizza, dalle materie prime alle attrezzature, che i nostri tanti iscritti possono acquistare con sconti. Restiamo umili ma ci consideriamo un’avanguardia, poco tempo fa abbiamo fondato l’Accademia PGM, che è già operativa anche online con tanto di video lezioni e tutorial».

«You nailed it! azzeccato. Sono tre fondamentali. Seguite la vostra passione, rendetela un lavoro. Serve coraggio e volontà per puntare sempre in alto. Non mi è mai piaciuto il “capo”, decido io per me. Ho provato a realizzarmi, a essere felice, oggi con me lavorano ventidue dipendenti, otto dei quali mi seguono da anni, siamo una vera famiglia».
«No! Resto qui, rifarei tutto nuovamente».
Di Pasquale Di Sauro
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE NUMERO 216
APRILE 2021
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