
Il nuovo campionato di Serie A ha preso il via ormai da quasi 2 mesi e secondo molti addetti ai lavori le gerarchie che regnavano nel calcio italiano fino a qualche mese fa potrebbero già essere riscritte. Le squadre capitoline stanno incontrando notevoli difficoltà in questa fase iniziale, mentre le formazioni meneghine sembrano più continue rispetto alla passata stagione. La Juventus merita un discorso a parte, in quanto eccezionalmente esclusa dalle coppe europee, il che permette ai ragazzi di Massimiliano Allegri di potersi concentrare maggiormente sulla principale competizione nazionale. Resta da definire il ruolo del Napoli campione d’Italia, che dopo il cambio di allenatore ha subito una mutazione che lo sta rendendo a tratti irriconoscibile.
Luciano Spalletti era stato chiaro con Aurelio De Laurentiis: non voleva continuare ad allenare gli azzurri a causa dell’eccessiva pressione. Il presidente ha quindi provato a tutelarsi con un accordo privato siglato in estate con il mister, in modo da precludere un suo approdo su sponde nemiche, ma alla fine si è liberata a sorpresa la panchina della nazionale e ne è sorto un caso mediatico non indifferente, che solo in futuro vedrà sbrogliare la matassa legale. Rudi Garcia è stato scelto come sostituto di Spalletti semplicemente all’insegna della continuità: anche il mister francese adotta il 4-3-3 e per De Laurentiis sembrava la soluzione migliore per non stravolgere l’identità del Napoli, che è riuscito a trattenere i big della rosa come Victor Osimhen.
Sebbene l’ultima sessione di mercato non abbia portato rinforzi di spessore e di fatto i partenopei abbiano perso solo Kim, la squadra ha dimostrato sin dalla prima partita sul campo del Frosinone di avere qualche difficoltà a prendere in mano le redini del gioco. La forma fisica di diversi giocatori è apparsa scarna e sono soprattutto due elementi a far storcere il naso: Zambo Anguissa e Khvicha Kvaratskhelia. Quest’ultimo, in particolare, ha conosciuto un crollo verticale a partire dallo scorso marzo e ha praticamente smarrito la sua vena realizzativa. Al momento, nemmeno Garcia è riuscito a rivitalizzarlo.
Il Napoli ha vinto le prime due gare di campionato, ma ha ben presto subito la prima sconfitta, che l’anno scorso era arrivata solo a gennaio. Il primo tempo contro la Lazio faceva presagire una vittoria comoda da parte dei partenopei, che invece sono passati in svantaggio per due volte e alla fine hanno dovuto registrare un inaspettato 1-2. In seguito ai pareggi col Genoa e col Bologna la piazza, che già mormorava, ha iniziato a contestare il nuovo tecnico. Nel mezzo il Napoli era riuscito a battere lo Sporting Braga in Champions League, ma il gioco e il rendimento della squadra erano stati talmente deludenti che invece che della vittoria si è parlato più di un’involuzione. Gli azzurri erano riusciti a sfangarla solo grazie ad un autogol.
Rispetto al Napoli di Spalletti, quello di Garcia non punta al possesso palla. Lo dimostrano anche i dati, che rivelano come anche con le avversarie di basso rango la percentuale sia tutt’altro che elevata. Il tecnico francese preferisce verticalizzare piuttosto che controllare il gioco e aggredire i portatori di palla. Una filosofia che va chiaramente in contrapposizione con quella del mister di Certaldo, che proponeva un gioco molto più spumeggiante, tale da rendere il Napoli dominatore delle partite.
Oggi gli azzurri, che vogliono giocare di ripartenze, finiscono col soffrire invece quelle degli avversari; la difesa è sì più bassa, ma manca del sostegno dei centrocampisti. I reparti, insomma, sono più staccati tra loro e inevitabilmente collimano di meno. Osimhen è senza ombra di dubbio uno degli attaccanti più forti in circolazione in campo europeo, sempre tenuto in alta considerazione in Italia anche dalle quote dedicate ai marcatori della Serie A e dal mondo dei pronostici in generale, ma ultimamente si trova troppo solo tra le maglie dei difensori. Il nuovo Napoli aspetta troppo l’occasione giusta per andare in rete e difficilmente è in grado di costruirsela da solo.
Se non si può vincere, non si deve perdere. Dopo la sconfitta con la Lazio Garcia ha trovato una giustificazione alla sostituzione di Kvaratskhelia e ha indispettito non poco i tifosi, che hanno visto in lui un conservatorismo fuori luogo. La squadra campione d’Italia che non fa il tutto per tutto pur di arrivare alla vittoria. Un atteggiamento che Spalletti non aveva mai palesato, entusiasmando sempre i supporter anche per mezzo delle sue dichiarazioni. Le parole di Garcia sono suonate troppo arrendevoli finora. La differenza con Luciano non è solo nella tattica.
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