
Vitantonio Liuzzi nasce il 6 agosto 1980 a Locorotondo, in Puglia, salvo poi vivere gran parte della sua vita a Pescara. Molti lo sognano, tanti ci provano, ma pochi ci riescono, perché riuscire ad avere successo nel mondo delle corse a quattro ruote non è cosa semplice. Vitantonio però fa parte di quella cerchia ristretta di fortunati, e soprattutto talentuosi, ragazzi, che quel sogno l’hanno coronato. Dal 2005 al 2007 e dal 2009 al 2011 riesce a correre in Formula 1, condividendo aspirazioni e curve con i piloti più forti del mondo; Alonso, Schumacher, Raikkonen, giusto per citarne alcuni. Chiusa la parentesi in F1 Liuzzi ha gareggiato poi in diversi campionati nel mondo, dalla Super Formula all’Endurance, arrivando ad esordire, seppur sia stata una breve parentesi, nel mondo elettrico della Formula E. Attualmente dal Gran Premio di Gran Bretagna del 2019 ricopre il ruolo di commissario aggiunto delle gare di F1.
«È nato tutto per caso, ho iniziato grazie ad un mio compagno di classe, all’età di 10 anni. Lui aveva un go-kart e mi convinse a seguirlo in pista, sinceramente non sapevo nemmeno cosa fosse e non ero particolarmente appassionato a questo mondo. Dopo i primi test fu un vero e proprio colpo di fulmine».
«Fondamentalmente perché ci sono meno strutture e tutte le case costruttrici di go-kart sono del Nord Italia; c’è una tipologia di lavoro e di preparazione diversa, si fanno molti più test nel Settentrione. Purtroppo è tutto concentrato lì è per questo facciamo molta più fatica al Sud».
«È stata un’adrenalina e un’emozione unica debuttare di fronte al pubblico italiano, in una delle piste più belle del mondo, un ricordo che non dimenticherò mai e sarà sempre impresso nella mia mente».
«Non esiste la paura nella testa di un pilota, quando si abbassa la visiera si corre per andare al 110%, e poi c’è l’adrenalina di andare sempre più forte, è quella che ti dà la carica».
«Oltre ad essere un eroe, un idolo ed un talento incredibile, è sicuramente una bellissima persona ed ho imparato tanto dal suo modo di fare e di preparare le gare. La sua attitudine sempre super professionale è incredibile, ed è una persona a cui tanti piloti e ragazzi dovrebbero ispirarsi».
«Penso di essere un animo vintage, sono innamorato delle macchine dell’era precedente, anche se devo dire che esteticamente e tecnicamente le vetture del 2021 sono una vera e propria opera d’arte. Ma da appassionato dei V10 e V12 che avevamo, scelgo comunque quelle delle epoche passate».
«Sicuramente è un mondo che sta continuando ad evolversi e crescere tantissimo, ma per dire che saranno il futuro è ancora presto. Sono vetture totalmente diverse rispetto a quelle motore del scoppio, però le gare di Formula E sono sicuramente già un bello spettacolo».
«Sono due grandissimi campioni che se le stanno dando di santa ragione, sarà così fino alla fine. Nei report di fine gara abbiamo ben spiegato la posizione della direzione gara e chiarito che la sicurezza e il rispetto tra i piloti restano la priorità. Cerchiamo sempre di avere una linea equa con tutti i piloti in griglia».
di Simone Cerciello
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