
Roma, 15 maggio 2026. «Il disegno di legge sul nucleare non è una strategia energetica: è un atto di fede contro ogni evidenza economica disponibile. L’Agenzia Internazionale per l’Energia certifica che le nuove centrali nucleari europee producono energia a 170 dollari per MWh – il triplo delle rinnovabili. Il World Nuclear Industry Status Report 2025 conferma lo stesso rapporto.
Bankitalia esclude che il nucleare possa ridurre le bollette. Il governo non sta proponendo una soluzione: sta chiedendo alle famiglie italiane di finanziare l’opzione più costosa sul tavolo», dichiara Sergio Costa, Vicepresidente della Camera dei Deputati. «La presidente del Consiglio parla di nucleare sostenibile. Ma sostenibile rispetto a cosa? Non ai costi: Flamanville, in Francia, doveva costare 3 miliardi ed è arrivata a 23, con quasi vent’anni di cantiere. Non ai tempi: il primo kilowattora nucleare italiano, a voler essere ottimisti, arriverebbe a emergenza climatica già conclamata. Non alla sovranità energetica: l’uranio si importa esattamente come il gas, dal Kazakistan o dal Canada. Questa non è una transizione, è una sostituzione di dipendenza», prosegue Costa.
«Il dibattito in commissione ha reso evidente che la maggioranza non ha risposte su tre questioni fondamentali: dove reperire le decine di miliardi necessari, dove collocare le scorie radioattive – visto che non siamo riusciti nemmeno a individuare il deposito per quelle già esistenti – e perché il Paese dovrebbe ignorare due referendum popolari senza che l’opinione pubblica abbia avuto modo di esprimersi nuovamente. L’Italia ha sole, vento e competenze industriali per le rinnovabili. Investire sul nucleare significa dirottare risorse pubbliche verso una filiera che non controlliamo, con costi che non possiamo prevedere e tempi che non possiamo permetterci», conclude Costa.
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