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Diana Arcamone: la diversità è una ricchezza

Redazione Informare
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4 febbraio 20215 min di lettura

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Diana Arcamone: la diversità è una ricchezza

Da sempre la diversità è vista come un ostacolo, un freno, una barriera, ciò che è diverso non è normale e ciò che non è normale spaventa. Stando a contatto con il diverso però ci si rende conto che, le cose che sembrano dividerci, sono quelle che più ci uniscono e che ciò che appare un muro divisorio, spesso, è stato innalzato solo per essere abbattuto e guardare oltre. Diana Arcamone è un’insegnante di sostegno e una scrittrice che nel suo piccolo ha deciso di contribuire nel rendere il mondo un posto migliore, condividendo con tutti quello che le ha cambiato la vita. Così nascono i suoi saggi : “Tutto arriva a chi ci crede” e “Felicità. Un destino o una scelta”.

L’abbiamo intervistata per comprendere cosa significa realmente stare a contatto con il mondo della disabilità e come il suo lavoro ha influenzato la sua vita e i suoi scritti. 

Diana come mai hai scelto di intraprendere la carriera di insegnate e in particolare perché hai deciso di insegnare ai ragazzi meno fortunati? 

«Mentirei se dicessi che la mia scelta è stata presa per passione, la mia non è stata una vocazione ma, guardandomi indietro. ho capito che per quanto tu possa fare degli errori la vita poi ti rimette nella strada giusta, e questa è la mia. Sono grata di essere dove sono adesso e guardando al passato mi rendo conto che ogni tassello del grande puzzle che è la vita si è incastrato perfettamente, non esiste un lavoro più calzato a pennello e più adatto a me».

Quali sono le ricchezze e le difficoltà stando ogni giorno a contatto con i ragazzi disabili? 

«Non c’è niente di più bello del potersi relazionare con un ragazzo disabile a cui puoi realmente dare un aiuto e con cui si instaura un vero legame affettivo che è paragonabile ad una mamma che cresce un figlio. Al contrario spesso ho avuto a che fare con ragazzi in condizioni molto gravi, a cui servirebbero strutture specializzate, diverse dalla scuola. Davanti a queste situazioni, mi sono sentita frustrata e inutile, perché consapevole di non poter dare quello di cui il ragazzo realmente aveva bisogno. Un’altra grande difficoltà è quella di far comprendere agli altri insegnati quanto è necessario, non solo insegnare la matematica o la storia, ma porre in primo piano valori come la solidarietà e la capacità di stare con gli altri».

Secondo te la Didattica a distanza funziona per gli alunni con disabilità?  

«Si la Dad funziona,  funziona per i ragazzi disabili come per quelli  normodotati, occorrono solo 3 ingredienti. Innanzitutto l’insegnamento è come un’arte e necessità creatività, anche a distanza, bisogna utilizzare le cose e i mezzi che più piacciono ai ragazzi. Il secondo ingrediente è l’affettività, in particolare i disabili sentono più di tutti chi prova e dimostra amore e non è possibile ingannarli con le parole. Infine la passione e la volontà, senza le quali nella vita non si va da nessuna parte. Attraverso queste piccole cose lo schermo diventa solo una barriera, facilmente abbattibile, grazie alle emozioni è possibile creare un legame solido e reale».

Quando è nata la tua passione per la scrittura e di cosa trattano i tuoi saggi? 

«Durante un brutto periodo della mia vita, spinta dalla curiosità e dal desiderio di essere realmente felice, mi sono appassionata al mondo delle neuroscienze della filosofia e della psicologia, mi chiedevo perché non fossi felice e finalmente ho trovato le risposte che tanto cercavo. Così, ho deciso di voler lasciare ciò che avevo compreso a qualcuno e sono nati i miei saggi. Questi parlano proprio di felicità , di come riuscire a condurre una vita soddisfacente e  saper affrontare le difficoltà, avvicinando molto scienza e spiritualità». 

Diana, in cosa il tuo lavoro ha influenzato i tuoi scritti? 

«Quando entri nel modo della disabilità entri in contatto diretto con il dolore, io però stando vicino ai miei ragazzi, affetti da malattie terribili, ho visto tutt’altro. Ho visto questi ragazzi entrare ogni giorno in classe con il sorriso stampato sul volto, li ho visti gioire per il semplice fatto di essere dove erano e avere la fortuna di esistere. I ragazzi disabili sono una vera e propria risorsa è grazie a loro che ho imparato a ridimensionare i miei problemi e a essere grata. La mia speranza è che ognuno di noi riesca ad apprezzare questo grande privilegio, riesca a comprendere che se loro trovano la forza di sorridere, nonostante tutto, noi dovremmo riuscirci per molto meno».

di Benedetta Calise  

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  • #dad
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  • #saggi
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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